Liguria: 1 rifugiato ogni 1.000 abitanti

Genova –  “La Liguria ha una media di un richiedente asilo ogni 1.000 abitanti ed è perfettamente in linea con la media nazionale, o addirittura un poco più bassa”. Così Mariacristina Molfetta, antropologa e redattrice, per conto della Fondazione Migrantes, del “Rapporto sulla protezione internazionale in Italia” per l’anno 2015 che è stato presentato ieri a Genova.


Il dato ligure, infatti, si attesta su 1.591 presenze di richiedenti asilo a fronte di una popolazione di poco inferire al milione e seicentomila abitanti. In tema di immigrazione il dato italiano “presenta un tasso molto più basso rispetto al resto dell’Europa” ha spiegato la ricercatrice. Infatti, “contrariamente al messaggio che spesso passa attraverso i mass media”, la maggior parte dei “migranti non passa dall’Italia” tanto che “nel 2015 in Europa sono arrivate più di un milione di persone e dall’Italia ne sono transitate circa 150mila e, quindi, il grande flusso è transitato dalla Grecia e dai Balcani”. Sul fronte dei minori non accompagnati, la relatrice ha affermato che la Liguria registra 147 presenze “un dato che presenta una sproporzione molto alta rispetto a regioni che ne hanno 2 o 3mila” ricordando poi che, a livello nazionale, “su 11mila minori arrivati nel 2015, quasi la metà, ossia 5.700, scappano dai nostri centri”.


Sempre in Liguria a Genova Sampierdarena, nella parrocchia di N.S. delle Grazie, 6 giovani richiedenti asilo aiutano nella mensa parrocchiale a sfamare i poveri del quartiere. Il parroco don Giacomo Martino, direttore diocesano Migrantes ha spiegato che le famiglie della parrocchia si sono impegnate a sfamare i giovani migranti per i primi tempi e questi si sono resi disponibili a tenere in ordine la chiesa e ad aiutare i parrocchiani svolgendo piccoli lavori. A margine della presentazione del Rapporto sulla protezione internazionale in Italia per l’anno 2015, don Giacomo ha spiegato che “i soldi pubblici che ci arrivano per l’accoglienza di questi giovani sono più che sufficienti e addirittura ci permettono di aiutare altre persone”. Infatti, “abbiamo insegnato ai ragazzi che accogliamo a preparare da mangiare in modo da allestire una mensa per dare da mangiare ai poveri della parrocchia”. Don Martino ha poi ricordato che “l’accoglienza va gestita su un’ottica di medio lungo periodo, altrimenti ne rimarremo sopraffatti” suggerendo, ad esempio, di stipulare con i migranti progetti pluriennali per rimettere in sesto Paesi e territori abbandonati attraverso accordi con proprietari di ruderi e case che versano in condizioni pessime esentando per alcuni anni i proprietari dal pagamento delle imposte sulle case date ai migranti e stabilendo che, dopo alcuni anni, gli stessi si impegnino a pagare regolare contratto di affitto dopo aver contribuito a risanare gli immobili e il territorio circostante.