Roma – Dopo la Danimarca che ha approvato una legge che prevede il prelievo di soldi e beni ai migranti, la Svezia ha annunciato l’intenzione di espellere dalle 60 alle 80mila persone ritenute senza requisiti per la richiesta di asilo. Un segnale “certamente negativo, che dimostra come l’Europa si stia frammentando e stiano ritornando le decisioni nazionali, e non dell’Unione Europea, sulla tutela dei richiedenti asilo”, spiega mons Giancarlo Perego, direttore della Fondazione Migrantes in una intervista alla Radio vaticana. Un segnale “grave, seguito dai segnali arrivati nei giorni scorsi sull’intenzione di sospendere il Trattato di Schengen, che non aiuta certamente ad affrontare un dramma che cresce e che ha sempre di più degli aspetti preoccupanti, legati a Paesi e persone in fuga. L’Europa – ha aggiunto – implode, e non sotto il peso dei migranti, che sono stati un milione e quindi in un continente di 550 milioni non è certamente una realtà implosiva, ma implode perché non è in grado di affrontare e regolamentare un fenomeno e perché non è stata in grado di preparare questo fenomeno che interessa l’Europa proprio perché l’Europa stessa ha creato delle condizioni gravi in alcuni Paesi: parlo dell’Iraq, parlo della Siria, parlo dell’Eritrea, che è stata abbandonata a stessa così come la Libia. Quindi, l’Europa piange ciò di cui è causa lei stessa”. Nell’intervista rispondendo alle domande di Francesca Sabatinelli sulla richiesta di abolizione del reato di clandestinità ritenuto dal primo presidente della Cassazione, Giovanni Canzio, una risposta “inutile, inefficace e per alcuni profili dannosa” il direttore Migrantes si augura che la politica, “non abbandonandosi a paure e ideologie, prenda atto di questa realtà, da tutti detta ‘intelligente’, che è l’abolizione del reato di clandestinità. E quindi che faccia sostanzialmente uscire 1.500 persone che sono nelle carceri italiane per questa ragione e provveda invece a rafforzare dei sistemi di accompagnamento e di ri-accompagnamento in patria di quelle persone che eventualmente sono irregolarmente presenti nel nostro Paese”.
Parlando poi dei nuovi morti nel Mare Egeo e tra questi alcuni bambini mons. Perego sottolinea che “il dramma dei bambini che continuano a morire, deve fortemente portare a pensare a canali umanitari, almeno per le persone che sono più fragili: donne incinta, donne con minori, bambini soli e neonati, facendo in modo che effettivamente questa esperienza dei canali umanitari non venga abbandonata semplicemente alla volontarietà di alcuni mondi associativi, ma sia veramente un programma europeo. Sarebbe un grande segnale di civiltà da parte dell’Europa”.



