Tratta: una fiaccolata a Torino

Torino . Nel tardo pomeriggio di sabato scorso il centro di Torino è stato illuminato da una fiaccolata di solidarietà con le donne vittime della tratta e di denuncia dello sfruttamento della prostituzione. Alla marcia, che si è snodata dalla Basilica del Corpus Domini, hanno partecipato 300 persone che al termine hanno gremito la vicina chiesa di San Rocco per una veglia di preghiera e un momento di festa. Promossa in occasione della festa liturgica di santa Bakhita dalla Comunità Papa Giovanni XXIII in collaborazione con l’Ufficio Migrantes diocesano, Amici di Lazzaro, Gruppo Abele e Sermig, realtà che si occupano di liberare le donne dalla schiavitù della prostituzione, la manifestazione aveva come obiettivo far riflettere i torinesi su una realtà “scomoda”. «Abbiamo intitolato la fiaccolata, partita proprio dalla basilica del Corpus Domini “Questo è il mio corpo” – spiega don Fredo Olivero dell’Ufficio Migrantes e rettore della chiesa di San Rocco – una provocazione certo: i corpi di queste donne nuove schiave e vittime di ingiustizia e sopruso come i corpi dei nostri fratelli costretti ad emigrazioni forzate via mare o attraverso il deserto ci devono richiamare al Corpo martoriato del Signore anch’egli vittima di un ingiustizia».

I volontari che hanno organizzato la fiaccolata ogni giorno cercano di incontrare per le strade le donne costrette a prostituirsi, in maggioranza straniere e in particolare nigeriane, prospettando loro percorsi di fuga e creando legami di sostegno e di ascolto in un clima di minacce continue da parte degli sfruttatori che intercettano la volontà delle ragazze di “uscire dal giro”. Eppure qualcuna di loro ce la fa ed ha voluto partecipare alla marcia e alla preghiera.

«Alla fiaccolata hanno partecipato anche quattro minorenni africane che abbiamo accolto nelle nostre comunità – conclude don Fredo – il momento più commovente è stato quando una di loro, 15 anni, al termine della preghiera ha voluto dedicarci spontaneamente un canto e una danza per esprimere la gioia di aver riconquistato la sua dignità. È stato come un inno di ringraziamento e di liberazione. Gesù come abbiamo letto nel Vangelo durante la Veglia ha avuto il coraggio di mettersi dalla parte della prostituta: vogliamo seguire il suo esempio, consapevoli che è faticoso in una società che preferisce condannare anziché comprendere». (Marina Lomunno)