ONU: 4200 morti in mare

Ginevra – Mentre l’Unione Europea litiga e non trova l’accordo, alza i muri e alimenta l’onda xenofoba, l’emergenza migranti diventa giorno dopo giorno sempre più drammatica. Da inizio 2015, sono  oltre 4.200 i morti, di cui 330 bambini solo in Grecia, secondo le stime dell’ Onu. Uomini, donne, anziani e minorenni che hanno perso la vita nel tentativo di raggiungere via mare le coste europee. «Circa un milione di persone ha raggiunto finora l’ Europa» ha detto Sabine Freizer, delegata Onu per l’ Ufficio regionale Europa e Asia Centrale per l’ uguaglianza di genere, intervenendo ieri a Istanbul in un convegno per l’ 8 marzo. «E la maggioranza di quelli che hanno intrapreso i viaggi sui barconi sono donne e bambini» ha aggiunto la delegata. Anche in questi primi mesi del 2016, i numeri sono impressionanti: secondo i dati diffusi dall’ Organizzazione internazionale per le migrazioni (OIM) sono già 141.141 i migranti arrivati sulle coste greche e italiane, 444 quelli invece che non ce l’ hanno fatta. 347 sono morti nell’ Egeo, fra cui 60 bambini, 97 invece i migranti che hanno perso la vita nel canale di Sicilia, nel tentativo di raggiungere le coste italiane, dove, invece, sempre da inizio anno, sono sbarcate 9.294 persone. «In Italia abbiamo avuto un incremento di arrivi soprattutto da parte delle popolazioni subsahariane – spiega Flavio Di Giacomo, portavoce in Italia dell’ OIM – più che raddoppiati somali e sudanesi mentre ci attendiamo una nuova ondata di eritrei tra la primavera e l’ estate». Intanto è preoccupazione sul progetto d’ accordo Ue-Turchia che potrebbe prevedere nuovi respingimenti. L’ intesa, che sarà finalizzata al prossimo vertice europeo, prevede innanzitutto che la Turchia si riprenda tutti i migranti ‘economici’ (quelli che non hanno diritto alla protezione internazionale) che sono arrivati in Grecia dopo aver attraversato illegalmente la frontiera. Inoltre, saranno rimandati indietro, anche i profughi che avrebbero diritto alla protezione internazionale (siriani compresi) ma che sono approdati illegalmente nelle isole greche dell’ Egeo partendo dalle coste turche. «Sono profondamente preoccupato da qualsiasi accordo che possa implicare un respingimento a tappeto da un Paese ad un altro senza le protezioni di salvaguardia previste dalla legge internazionale» ha dichiarato l’ Alto commissariato delle Nazioni unite per i Rifugiati, Filippo Grandi al parlamento europeo. «Una persona che chiede asilo può essere rimpatriata solo se la sua protezione viene garantita» ha aggiunto Grandi. Ma c’è anche molta confusione sulle modalità relative alla richiesta di protezione internazionale. Fra le persone cioè che fuggono dalla guerra e i cosiddetti migranti economici. Chi si ritrova lontano dal proprio Paese (dal quale è fuggito in cerca di lavoro) ma poi, in seguito a violenze, soprusi o sfruttamenti non è più in grado di rientrare. Come è il caso ad esempio dei migranti subsahariani che, una volta arrivati in Libia da lì non riescono a fare il ritorno al proprio Paese e la via meno pericolosa rimane quella di tentare la traversata e raggiungere l’Europa. Oppure come può essere il caso, ad esempio di una donna migrante marocchina che, dopo aver subito una violenza e dato alla luce un bambino, non può più ritornare nel suo Paese d’ origine perché ripudiata dalla famiglia. Poi ci sono anche le persecuzioni religiose. «Sono migranti economici o ‘forzati’ che di fatto diventano persone vulnerabili – prosegue il funzionario OIM – e in Italia, in particolare, ci troviamo così di fronte a un flusso migratorio misto e complesso, per il quale manca anche una normativa chiara e precisa». (Daniela Fassini – Avvenire)