Mons. Perego: basta paura sugli arrivi

Roma – Barikamà è arrivato in Italia molti anni fa. Dopo aver partecipato alla rivolta dei braccianti di Rosarno nel 2010, il suo viaggio si ferma a Roma. Con i suoi nove fratelli qui inizia a fare semplicemente quello che faceva in Africa: lo yogurt biologico.

Così crea una cooperativa sociale che porta il suo nome (in lingua bambara significa resistente), in cui è stato avviato un progetto di micro-reddito che dà lavoro ad altri immigrati. La storia di Barikamà, a chiusura della giornata di riflessione sui flussi migratori e le politiche di accoglienza, organizzato da Vises (la onlus di riferimento di Federmanager) in collaborazione con l’università Luiss, non è solo una buona pratica. Ma la dimostrazione che l’accoglienza non deve diventare un semplice dovere di assistenza, ma un progetto di futuro e un’occasione di sviluppo. Per l’Europa, in preda ad una crisi demografica senza precedenti e allo squilibrio dei sistemi pensionistici. Ma anche per gli stessi migranti, che al di qua del Mediterraneo cercano quella giustizia sociale difficile nei Paesi d’origine. Il punto di partenza è però la fine della «gigantografia della paura sulle migrazioni» che stanno facendo alzare muri ai confini tra gli Stati in Europa. I numeri degli stranieri accolti nel continente infatti – due stranieri ogni mille abitanti – è il ragionamento di partenza del direttore della fondazione Migrantes monsignor Giancarlo Perego, «non sono certamente cifre da invasione», ma si ha questa impressione «per la debolezza della politica europea e italiana, incapaci di governare l’accoglienza di chi fugge». Le strategie finora messe in atto, invece, «sono segnate dall’ideologia e basate sulla sicurezza», più che sul diritto alla protezione. Il fenomeno migratorio, perciò, secondo monsignor Perego, dovrà essere l’occasione «per rinnovare l’economia, ripensare i luoghi di vita e le città». Non è ancora un treno passato, visto che i flussi migratori per i prossimi non si fermeranno. Anzi il 2016 con 154mila arrivi in Italia nei primi due mesi, di cui 135mila via mare, rischia di toccare un nuovo record. Sbaglia chi pensa che il fenomeno «scomparirà» o intende affrontarlo «con la demagogia», ricorda la presidente di Vises Rita Santarelli, e sarà difficile da risolvere «con una politica ingessata», che ragiona «per schemi e ideologie». Concretezza e «senso di realtà, che vuol dire buon senso» sono al contrario le caratteristiche che dovrebbero orientare qualsiasi ragionamento, senza dimenticare – dice alla fine – che «gli stranieri sono una ricchezza non un pericolo». Basta pensare a modelli di integrazione diversi, «come i corridoi umanitari che possono essere replicati» gli fa eco Paolo Morozzo Della Rocca della Comunità di Sant’Egidio, puntando anche su «un’alleanza tra società civile, istituzioni e imprenditoria». (Alessia Guerrieri)