Città del Vaticano – Papa Francesco coglie ogni occasione per portare all’attenzione il dramma di tanti profughi che cercano di raggiungere l’Europa. “Quanti nostri fratelli stanno vivendo in questo tempo una reale e drammatica situazione di esilio, lontani dalla loro patria, con negli occhi ancora le macerie delle loro case, nel cuore la paura e spesso, purtroppo, il dolore per la perdita di persone care!”, ha detto questa mattina, parlando a braccio, durante l’udienza generale in Piazza San Pietro davanti a migliaia di pellegrini e di fedeli provenienti dall’Italia e da varie parti del mondo.
“In questi casi – ha spiegato il pontefice – uno può chiedersi: dov’è Dio? Come è possibile che tanta sofferenza possa abbattersi su uomini, donne e bambini innocenti?”. “E che anche quando cercano di entrate in un’altra parte, gli chiudono la porta”, ha detto ancora ed essi “sono lì, al confine, perché tante porte e tanti cuori sono chiusi. I migranti di oggi che soffrono, che soffrono all’aria, senza cibo, e non possono entrare. Non sentono l’accoglienza”.
Papa Francesco ha quindi concluso: “A me piace tanto quando vedo le nazioni, i governanti, che aprono il cuore e aprono le porte”. Tema della meditazione di oggi del Papa è stato “Misericordia e consolazione” continuando il ciclo di catechesi sulla misericordia nella prospettiva biblica. Soffermandosi sui capitoli 30 e 31 del libro del profeta Geremia il pontefice ha sottolineato che “la misericordia di Dio si presenta con tutta la sua capacità di confortare e aprire il cuore degli afflitti alla speranza”. “Oggi vogliamo anche noi ascoltare questo messaggio di consolazione: si rivolge agli israeliti che sono stati deportati in terra straniera e preannuncia il ritorno in patria. Questo rientro è segno dell’amore infinito di Dio Padre che non abbandona i suoi figli, ma se ne prende cura e li salva. L’esilio – ha aggiunto – era stata un’esperienza devastante per Israele. La fede aveva vacillato perché in terra straniera, senza il tempio, senza il culto, dopo aver visto il paese distrutto, era difficile continuare a credere alla bontà del Signore”. (Raffaele Iaria)



