Canale di Sicilia: soccorse 2.481 migranti, tre i morti

Milano – Tornano a gonfiarsi i numeri delle traversate nel Canale di Sicilia. Dopo la chiusura della rotta balcanica e la crescente incertezza in Libia, i trafficanti hanno ripreso a spingere in acqua centinaia di migranti. Sono complessivamente 2.481 quelli soccorsi negli ultimi tre giorni nel canale di Sicilia. Solo ieri ne sono stati tratti in salvo, nel corso di 12 operazioni coordinate dalla centrale operativa della Guardia costiera, 1.467. Le unità intervenute hanno recuperato anche i corpi di 3 migranti deceduti durante la traversata. In particolare, Nave Diciotti della Guardia Costiera ha soccorso sei gommoni, portando in salvo 750 migranti e recuperando 2 cadaveri. Alle operazioni hanno preso parte unità della Marina Militare che hanno soccorso cinque gommoni con a bordo complessivamente 635 migranti e recuperato il terzo cadavere; infine, l’unità norvegese Siem Pilot – inserita nel dispositivo Frontex – ha salvato 82 migranti a bordo di un gommone. A questi, si uniscono i 951 migranti tratti in salvo martedì nel Canale di Sicilia. Il tributo di vite umane è altissimo. I morti nel Mediterraneo nei primi due mesi e mezzo del 2016 sono stati 456, di cui 354 nel Mediterraneo orientale (rotta greca), 97 nel Mediterraneo centrale (rotta italiana), 5 nel Mediterraneo occidentale (rotta spagnola). Gli arrivi via Mediterraneo nel 2016 sono stati 152.697. Nel 2015 furono complessivamente 1.011.712, di cui circa 853mila nel Mediterraneo orientale e circa 153mila nel Mediterraneo centrale. I dati, aggiornati al 15 marzo 2016, sono dell’Oim (Organizzazione Internazionale per le Migrazioni). «L’Italia – spiega Flavio Di Giacomo, portavoce dell’Oim per il Mediterraneo – è diventata efficiente per quanto riguarda il soccorso e la prima accoglienza. Ma in Grecia i migranti devono addirittura pagarsi il biglietto per i traghetti verso il Pireo». Numeri confermati anche dalle Nazioni Unite. «Più di un milione di persone, essenzialmente rifugiati provenienti da Siria, Iraq e Afghanistan, sono entrati in Grecia dal 2015», ha spiegato l’Alto commissariato Onu per i rifugiati. Dall’inizio di quest’anno, più di 143mila persone sono arrivate in Grecia dopo essere passate dalla Turchia. Da gennaio i morti sulla rotta per l’arcipelago ellenico sono stati 448 (3.771 nell’anno 2015). L’analisi delle statistiche conferma che a fuggire sono soprattutto famiglie. Attualmente, donne e bambini rappresentano circa il 60 per cento degli arrivi, mentre secondo l’Acnur questa percentuale era inferiore al 30 per cento nel giugno 2015. La guerra in Siria ha provocato più di 270mila morti in cinque anni. Circa 4,8 milioni di siriani sono stati costretti a fuggire dal loro Paese e 6,6 milioni sono sfollati all’interno della Siria. In mancanza di una stabilizzazione la pressione non potrà che aumentare. Al confine con la Grecia, intanto, migliaia di migranti e profughi restano bloccati dopo la chiusura delle frontiere con la Macedonia. Skopje, temendo nuovi blitz dei profughi, come i duemila che hanno guadato un fiume per aggirare il blocco, ha deciso di dispiegare altri contingenti dell’esercito. «Non si tratta di nuove truppe ma solo di un loro spostamento», hanno spiegato fonti governative. (Nello Scavo – Avvenire)