Bologna – Si svolgerà oggi pomeriggio alle ore 18, presso la sede Acli di via delle Lame 116 di Bologna un incontro sul tema “Nient’altro che fratelli”, un momento di confronto e condivisone con le comunità cristiane immigrate di Bologna. “Si tratta del primo incontro organico con realtà che nel nostro territorio esistono più di fatto che de iure” commenta Mons. Andrea Caniato, incaricato Migrantes della diocesi e coordinatore dell’iniziativa. “Si può dire che l’appuntamento con le Acli sia, a livello ecclesiale e sociale, uno dei primi riconoscimenti dell’esistenza di queste realtà, che stanno manifestando, invece, una loro capacità di aggregazione e di animazione”, aggiunge Mons. Caniato. “Le Acli di Bologna, durante la realizzazione delle numerose attività messe in campo per i migranti, si sono rese conto della presenza sul territorio di tanti cittadini stranieri che professano una confessione cristiana e ci siamo interrogati sul modo di contribuire a dare voce alle loro esigenze” afferma il Presidente provinciale delle Acli di Bologna, Filippo Diaco. “Il risvolto ecumenico dell’incontro – spiega ancora Diaco – è dato dalla presenza del rappresentante di una delle più numerose comunità ortodosse della città. Un aspetto dell’ecumenismo consiste nel fare insieme, fraternamente, tutto quello che è possibile fare, soprattutto in ordine al bene delle persone e delle comunità, anche se non esiste una piena condivisione della vita sacramentale ed ecclesiale” aggiunge Diaco.
All’incontro interverranno numerosi pastori di queste comunità, dagli Ucraini e Rumeni greco-cattolici, alle comunità africane anglofone e francofone, a quelle polacca e ortodossa moldava. Non sono stati interpellati tutti i presenti sul territorio per non moltiplicare gli interventi dei relatori, per cui si pensa già ad un secondo incontro che veda partecipi anche altre realtà, spiega una nota: “penso che le Acli debbano esprimere la speranza che la propria, ricca esperienza associazionistica e sociale possa trovare nuova vitalità e stimoli di impegno nell’incontro con queste comunità, anche in vista del loro pieno riconoscimento ecclesiale, sociale e civile”, conclude Diaco.



