Bologna – Spazi per ritrovarsi a pregare e condividere momenti insieme, misure di conciliazione dei tempi di lavoro e di vita, possibilità di farsi conoscere dalla Città e manifestare la propria fede: istanze sociali e politiche, oltre che religiose, quelle emerse dall’incontro, svoltosi alle Acli, con le comunità cristiane di immigrati a Bologna. Incontro che si auspica primo di tanti: sono stati tutti concordi, infatti, nel trovare ciò che ci accomuna, non solo in materia teologica, ma anche nell’aiuto ai più bisognosi. Quelle intervenute alle Acli, per tramite di Mons. Andrea Caniato, direttore dell’Ufficio Migrantes sono comunità costituite in maniera spontanea, senza consistenza giuridica, civile e canonica, ma vive e attive. L’auspicio è che esse siano sempre più riconosciute nei fatti e nel diritto, perché quando persone in situazione di bisogno, come, appunto, i migranti, si uniscono, non sono più semplici utenti di un servizio di welfare, ma diventano a loro volta riferimento e servizio per altri. In una Bologna che invecchia, spiccano gruppi di giovani famiglie numerose, studenti, lavoratori ricchi di sogni, progetti e voglia di futuro. Con una lunga lista di desiderata: ai primi posti, la questione identitaria dei nati in Italia, che si sentono cittadini italiani. Il problema più comune è, però, quello della mancanza di luoghi di ritrovo, soprattutto per gli africani, per i quali non vi è ritrosia a manifestare il proprio credo, riservandolo alla sfera privata, quanto la gioia di una fede viva e sincera da testimoniare in ogni occasione. Ciò spinge molti fedeli a lasciarsi affascinare dalle sette, che offrono maggiori servizi: l’opera di evangelizzazione che compiono i missionari in Africa spesso si perde, paradossalmente, al loro arrivo in Italia. Avere una Parrocchia di riferimento diventa fondamentale: infatti, la parola di un Pastore può più di tante iniziative di sensibilizzazione e di integrazione. Sussiste, infine, il problema del lavoro, cui le Acli sono storicamente sensibili, soprattutto laddove ci sono professionisti ad alta specializzazione, che si trovano, però, a causa del pregiudizio etnico o delle difficoltà a vedersi riconosciuti i propri titoli in Italia, ad impiegarsi in professioni scarsamente qualificate. Il Presidente Filippo Diaco si è impegnato, quindi, a portare le Acli nelle comunità cristiane bolognesi, non solo con i propri servizi, ma anche facendosi voce di chi, di voce, ne ha ancora troppo poca, per creare rete con le Istituzioni e le Associazioni del territorio e cercare soluzioni di reciproco arricchimento. (Chiara Pazzaglia)



