Migrantes: un grido di pace e di giustizia dalla visita del Papa a Lesbo

Roma – Dalla visita e dall’incontro ecumenico di papa Francesco con il Patriarca di Costantinopoli, Bartolomeo I e l’arcivescovo ortodosso di Atene e di tutta la Grecia, Ieronymos a Lesbo “sale un grido di pace per il Medio Oriente, una pace che è la condizione indispensabile da una parte per l’accoglienza  e tutela delle persone che arrivano sulle coste della Grecia, richiedenti asilo e rifugiati e dall’altra per tutelare il diritto dei migranti a vivere nella propria terra”. Così mons. Giancarlo Perego, direttore generale della Fondazione Migrantes commenta la visita di oggi di Papa Francesco e dei leader ortodossi nell’isola greca di Lesbo da più parti ritenuta la Lampedusa della Grecia.
 
 
 
Per il direttore dell’organismo pastorale della Cei i tre discorsi che hanno preceduto la dichiarazione congiunta, firmata dai leader religiosi, hanno sottolineato tre aspetti importanti che registrano il dramma dei richiedenti asilo e dei rifugiati: “l’arcivescovo ortodosso di Atene e di tutta la Grecia, Ieronymos ha denunciato ‘la bancarotta dell’umanità e della solidarietà dell’Europa’”; il Patriarca ecumenico di Costantinopoli Bartolomeo I, ha posto l’attenzione sulla “tomba del Mediterraneo che vive in fondo a qual mare e che vede anche i corpi di tanti cristiani provenienti da tante parti del mondo”; Papa Francesco ha “sottolineato e esortato la solidarietà di tanti giovani d’Europa e del mondo invitando a conoscere e a farsi prossimi delle storie di sofferenza dei migranti”.
 
 
 
“Dalla visita, dai gesti e dalle parole di  Papa Francesco – prosegue mons Perego – viene un nuovo invito alle comunità cristiane d’Europa e alle nostre parrocchie a moltiplicare i luoghi di accoglienza dei migranti. Per noi si tratta di ampliare l’accoglienza nelle nostre strutture ecclesiali che registrano oggi circa 23mila rifugiati e richiedenti asilo ampliando così le 4600 accoglienze che si registrano nelle nostre parrocchie”.
 
 
 
Lesbo è anche “un passo concreto e in avanti nel cercare l’unità delle chiese cristiane in Europa ritrovata proprio a partire  dalle condizione di trauma e di sofferenza dei rifugianti e richiedenti asilo”, conclude mons. Perego. (Raffaele Iaria)