Centro Astalli: presentato il Rapporto Annuale 2016

Roma – Anche nel 2015 il numero di rifugiati approdati nel nostro Paese è stato consistente (153.842 al 31 dicembre 2015), anche se di molto inferiore allo straordinario flusso registrato verso la Grecia e attraverso i Balcani, composto in gran parte da cittadini siriani. Arrivano invece soprattutto dall’Africa e in misura minore dal Medio Oriente (Pakistan, Afghanistan, Iraq) i richiedenti asilo che approdano sulle nostre coste. Le richieste di protezione presentate in Italia nel corso dell’anno sono state 83.970, con un incremento di circa 20.000 domande rispetto al 2014. Continua, anche se in misura sempre minore, il fenomeno dei cosiddetti “transitanti”, cioè di quei migranti forzati (soprattutto eritrei, siriani, somali e sudanesi) che dopo lo sbarco in Italia scelgono di proseguire il viaggio per chiedere asilo in un altro Paese europeo. Sono alcune sottolineature contenute nell’edizione 2016 del Rapporto del Centro Astalli, presentato questa mattina a Roma.

Sempre più sistematicamente i richiedenti asilo allo sbarco vengono distribuiti in tutte le regioni d’Italia: più che in passato anche i territori del nord sono coinvolti nell’accoglienza di chi è arrivato da poco, come testimonia il crescente impegno delle realtà della rete territoriale del Centro Astalli. Roma resta però – spiega il Rapporto – un polo di attrazione importante, soprattutto per chi incontra maggiori difficoltà nel percorso di integrazione e cerca, nelle grandi città, più estese reti di sostegno informale. Dopo l’estate gli effetti del cosiddetto “approccio hotspot” previsto dalle decisioni del Consiglio d’Europa hanno portato, specialmente in Sicilia, a “crescenti difficoltà nell’accesso alla protezione: centinaia di persone in seguito ai cosiddetti ‘respingimenti differiti’ sono state abbandonate senza assistenza”. Il Centro Astalli, insieme agli altri enti di tutela, si sta adoperando non solo per dare sostegno materiale e assistenza legale, ma anche per denunciare le violazioni affinché il diritto d’asilo continui ad essere pienamente garantito.

L’accoglienza – si ribadisce – resta la sfida maggiore che l’Italia si è trovata ad affrontare nel corso del 2015: il totale dei posti disponibili ha superato i 100.000, ma si è registrato un rallentamento rispetto al previsto ampliamento del sistema SPRAR. Alla scadenza dell’ultimo bando è risultata infatti “insufficiente la risposta degli enti locali, che preferiscono non impegnarsi su questo fronte per timore di perdere consensi. Più che mai urgente invece sarebbe abbandonare meccanismi emergenziali e programmare un’accoglienza mirata fin da subito a facilitare i processi d’integrazione”.

I percorsi verso l’autonomia restano “ardui e fragili, specialmente per i rifugiati più segnati dai traumi della fuga e del viaggio e per i nuclei familiari”. Nel 2015 sono cresciute le richieste di aiuto per gli affitti, soprattutto da parte di famiglie con bambini. Ancora più faticoso è il percorso per madri sole con uno o più minori a carico. Le opportunità di formazione e tirocinio per gli ospiti dei centri di accoglienza, anche se possono fare la differenza per le singole persone, restano ancora episodiche, in mancanza di un piano organico per l’integrazione che veda l’impegno non occasionale di tutte le istituzioni competenti. L’auspicio è che nel 2016 si compiano passi avanti significativi in questo senso.

Gli ostacoli più “incomprensibili e inattesi che i rifugiati incontrano in Italia sono probabilmente quelli burocratici”. Il 2015 ha visto l’introduzione di nuovi criteri e procedure per l’utilizzo degli indirizzi fittizi, per l’iscrizione anagrafica e per il rinnovo dei permessi di soggiorno, con non poche ripercussioni sulla quotidianità di molte persone. Un lungo e paziente lavoro di dialogo e mediazione con le istituzioni competenti ha portato alla soluzione della maggior parte delle difficoltà, anche se alcuni punti restano ancora da chiarire: è stato comunque un anno di disagi e di incertezza, che ha contribuito ad aumentare nei rifugiati la sensazione di esclusione e di incomprensione che troppo spesso caratterizza i loro rapporti con la burocrazia, si legge nel testo. Nel 2015 il Centro Astalli, grazie al contributo dell’Elemosineria Vaticana, ha erogato € 25.000 in contributi per il pagamento delle tasse necessarie al rilascio di permesso di soggiorno e titolo di viaggio per 287 rifugiati riconosciuti. Proprio nel momento in cui le persone iniziano, con difficoltà, il loro percorso in Italia, viene loro chiesto un pagamento non irrilevante, che nel caso dei nuclei familiari diventa un ostacolo significativo.

Un altro “paradosso”, ancora tutto da risolvere, riguarda le modifiche legislative stabilite in merito all’esenzione dal pagamento del ticket sanitario. Il rapporto evidenzia anche le difficoltà delle persone vulnerabili “sempre più a rischio di esclusione”.

Il Centro Astalli invita a guardare ai rifugiati con occhi diversi e sottolinea che la risposta della società civile è spesso generosa e pronta a raccogliere le sfide dell’incontro con flessibilità e concretezza. A Roma varie  le Congregazioni religiose che hanno accolto  o che si stanno preparando a vivere questa esperienza. Questa e altre esperienze positive continuano purtroppo a trovare “poca attenzione in un racconto mediatico non sempre scevro da toni allarmistici e a volte anche xenofobi: durante il 2015 il Centro Astalli – si evidenzia nel rapporto – ha continuato nel suo servizio di promozione di un’informazione corretta e una maggiore consapevolezza e serenità rispetto a questi temi, attraverso un costante lavoro con i media e una capillare attività di informazione, sensibilizzazione e comunicazione”. Quasi 24.000 studenti sono stati coinvolti nei progetti didattici sul diritto d’asilo e sul dialogo interreligioso in 13 città italiane e alcuni progetti specifici sono stati realizzati per moltiplicare le opportunità di incontro e di approfondimento a Roma e nel Lazio.

Nel 2015, nelle 8 città in cui il Centro Astalli opera (Roma, Palermo, Catania, Trento, Vicenza, Napoli, Milano, Padova) 554 volontari hanno reso possibili, con il loro impegno, diversi servizio e sostenuto le attività del Centro attraverso offerte e donazioni. Particolarmente significativo è stato l’impegno di 17 giovani in Servizio Civile, nell’ambito del progetto Rete Bianca e Bernie e del programma Garanzia Giovani: un’occasione importante di formazione e di servizio, che dallo scorso anno è aperta anche ai cittadini stranieri.