Roma – Giovani forti, tenaci, coraggiosi, pronti a mettersi alla prova, consapevoli di cosa significa fare sacrifici e compromessi, umili ma decisi. Questo l’identikit dei giovani italiani in Australia tracciato nel volume-ricerca della Fondazione Migrantes “Giovani italiani in Australia. Un ‘viaggio’ da temporaneo a permanente” presentato oggi a Roma. Contrariamente allo stereotipo spesso presentato dai media italiani, la ricerca restituisce un’immagine completamente diversa: non si tratta di “bamboccioni”, né di persone che disprezzano opportunità di lavoro che non rispettino le proprie qualifiche, soprattutto in un paese straniero, dove sembra quasi un passaggio obbligato l’accettazione di lavori umili e con paghe relativamente basse. I giovani che emigrano in Australia, al contrario, conoscono e apprezzano i valori della cultura italiana: la famiglia, ad esempio, considerata un punto di riferimento imprescindibile, un sostegno costante nei momenti di difficoltà. Essi amano l’Italia e la cultura italiana, amano il cibo e le tradizioni che li sostengono in quanto radici profonde della loro identità. Rifiutano con forza (e con rabbia) gli aspetti attualmente negativi dell’Italia: la percepiscono come un Paese vecchio, stanco, incapace di mostrare dinamicità in un mondo in continuo cambiamento; un Paese ingiusto, incapace di offrire possibilità o di applicare la tanto desiderata meritocrazia, soprattutto in ambito lavorativo. Vedono l’Australia come il luogo in cui il lavoratore, di qualunque nazionalità, viene rispettato e pagato il giusto, anche se giovanissimo e alla prima esperienza. La “terra dei canguri” è un Paese dinamico, meritocratico, che offre possibilità, ma che non regala niente perché il prezzo da pagare è alto e richiede sacrifici, costanza, perseveranza e tanti compromessi.



