Svizzera: più tutele per i richiedenti asilo

Zurigo – Una procedura più rapida e una migliore tutela giuridica dei richiedenti asilo: sono questi gli orientamenti della futura politica di accoglienza dei rifugiati in Svizzera. In occasione delle votazioni federali del prossimo 5 giugno, i cittadini di fatto saranno chiamati a pronunciarsi a favore o meno della revisione della legge sull’asilo, proposta lo scorso 25 settembre dal Consiglio federale. Tutti i partiti del Parlamento hanno approvato questa revisione, a eccezione dell’Unione democratica di centro (Udc), che da parte sua ha indetto un referendum contro tale decisione, che sarà pertanto sottoposto a votazione. L’Udc critica in particolare l’assistenza legale gratuita e la semplificazione delle procedure di autorizzazione per l’apertura di nuovi centri di accoglienza, che possono dare luogo a espropriazioni.

Il partito conservatore e nazionalista è comunque il solo a opporsi a questa revisione voluta fin dal 2015 dal consigliere federale Simonetta Sommaruga, quando era presidente – e lo sarebbe stata ancora per qualche mese – della Confederazione elvetica. Un sondaggio condotto a fine aprile tra la popolazione dava il sì al 59 per cento. Inoltre, a livello locale, cantoni e città si sono pronunciati all’unanimità per attuare insieme le nuove procedure.

E i cattolici? Con qualche piccola riserva, la Conferenza dei vescovi svizzeri si dice favorevole alla proposta di modifica della legge sull’asilo. In una dichiarazione pubblicata il 17 maggio, la commissione nazionale Giustizia e Pace afferma che «nella modifica della legge sull’asilo adottata dal Parlamento prevalgono i vantaggi». «Malgrado certi irrigidimenti», anche Caritas Svizzera raccomanda di accettare la nuova legge, «perché accelera le procedure di asilo, migliorando al tempo stesso la tutela giuridica».

In concreto, tutte le pratiche semplici (un po’ più del 60 per cento delle domande) saranno evase in grandi centri federali dove i migranti resteranno al massimo 140 giorni. Il fine è di poter al più presto o rimandarli a casa o inserirli nel mercato del lavoro. La durata media delle procedure è attualmente di 278 giorni, anche se l’80 per cento di esse si risolvono in 150 giorni.

D’ora in poi, spiega il Consiglio federale, «i centri federali riuniranno sotto uno stesso tetto tutti i richiedenti asilo. Questi saranno consigliati da un rappresentante legale, per meglio comprendere i loro diritti e i loro doveri ed essere più disposti ad accettare una possibile decisione negativa; saranno quindi in meno a fare ricorso».

Queste nuove misure sono già state testate in un centro pilota a Zurigo: la durata delle procedure è stata ridotta del 39 per cento, con un tasso di ricorso in calo di un terzo e con un risparmio di 110 milioni di franchi svizzeri. Solo le procedure più complesse saranno mantenute nei centri cantonali, che avranno dunque bisogno di meno posti. Il tempo è senza dubbio il principale avversario dei migranti.

Nella maggior parte dei casi, osserva Wolfgang Bürgstein, segretario della commissione Giustizia e Pace, i candidati all’asilo sono praticamente costretti all’inattività durante le procedure. Un tempo di attesa e d’incertezza che può durare anche diversi anni. Al contrario, procedure meno lunghe permettono di migliorare le possibilità di integrazione per quanti ricevono una risposta positiva. E quelli che ricevono una risposta negativa e devono quindi lasciare la Svizzera «non vengono condannati a vari anni d’incertezza».

«Un’accelerazione delle procedure di asilo presuppone che siano garantiti lo stato di diritto e la qualità di tali procedure», precisa comunque l’episcopato svizzero. Il rischio più grande è che i termini di ricorso diventino più corti. A ciò si aggiunge la barriera della lingua e della non conoscenza del sistema giuridico svizzero. Con la modifica della legge sull’asilo, i bisogni particolari dei minori non accompagnati, delle famiglie con figli e delle persone particolarmente vulnerabili dovrebbero essere comunque affrontati meglio. Per esempio, i bambini saranno scolarizzati fin dall’inizio della procedura.

E la Caritas è in prima linea nell’assistenza ai richiedenti asilo, ai quale propone alloggi, corsi, consigli e assistenza nel rimpatrio. Anche questa organizzazione ritiene che procedure d’asilo immediate e rapide servano gli interessi dei richiedenti asilo. «La tutela legale è una condizione indispensabile per procedure d’asilo accelerate e insieme eque», avverte inoltre la Caritas, secondo la quale la revisione della legge sull’asilo «soddisfa questa condizione con la consulenza legale gratuita».

Per quanto riguarda l’aspetto finanziario di tale revisione, il Consiglio federale assicura che permetterà di risparmiare denaro. Occorreranno 500 milioni di franchi svizzeri per mettere in atto le nuove procedure, ma queste permetteranno in seguito di risparmiare 200 milioni l’anno. (Charles de Pechpeyrou – Osservatore Romano)