Reggio Calabria – Nel Sud Italia circa 4.500 minori rom vivono oggi in emergenza abitativa all’interno di insediamenti istituzionali e informali. I loro diritti umani vengono costantemente violati, dal diritto a un alloggio adeguato al diritto all’istruzione e al gioco.
Se ne è parlato stamane presso il Seminario arcivescovile Pio XI di Reggio Calabria nella seconda giornata dell’iniziativa LabRom, il laboratorio di discussione, incontro e dialogo sul tema rom e sinti in Italia, al quale partecipano attivisti rom e non rom, ricercatori, professionisti e operatori pastorali, promosso da Associazione 21 luglio Onlus, Fondazione Migrantes, Reyn (Romanì Early Years Network), Legacoopsociali nazionale, Cooperativa Animazione Valdocco, Naga, Popica Onlus, MO.C.I. (Movimento Cooperazione Internazionale), Un Mondo di Mondi.
Dall’incontro ė emersa soprattutto la necessità, per educatori e istituzioni, di affrontare la tematica dell’infanzia rom con le stesse prospettive con le quali ci si approccia alle esigenze, ai bisogni e ai diritti di ogni bambino al mondo. Per la psicologa dell’età evolutiva Severina Tuoto, intervenuta durante l’incontro, fondamentale deve essere la cura dello sviluppo cognitivo del bambino rom, così come di tutti gli altri bambini. “In questo senso – ha affermato Tuoto – dobbiamo essere consapevoli che il contesto nel quale un bambino nasce è determinante per lo sviluppo cognitivo del piccolo, così come lo saranno le capacità dei propri genitori e la scuola dell’infanzia, che rappresenta il primo momento in cui il bambino incontra l’altro”. A LabRom è stata analizzata in particolare la condizione dell’infanzia rom nelle città di Reggio Calabria e Cosenza. Luana Ammendola di Mo.Ci. Ha illustrato un progetto per venire incontro ai bisogni di scolarizzazione dei bambini rom dell’ex insediamento informale di Vaglio Lise. Numerose le difficoltà incontrate dal progetto, secondo Ammendola, tra cui la resistenza dei genitori dei bambini italiani ad accogliere minori rom nelle classi dei propri figli, la lontananza del campo dalla scuola e il diverso livello di competenze dei minori rom, molti dei quali andavano a scuola per la prima volta nella vita. Il tema della prima infanzia rom è stato ampiamente discusso anche nel pomeriggio, con i partecipanti che hanno dialogato scambiandosi idee, esperienze, spunti e buone pratiche. Nel corso della giornata, infine, è stata illustrata ai partecipanti la possibilità di aderire alla rete REYN Italia, un network per la prima infanzia rom che vuol riunire professionisti e para professionisti impegnato nel settore dell’infanzia rom nel nostro Paese. La rete era stata precedentemente lanciata a Torino e Roma, durante l’iniziativa LabRom che si è tenuta in queste d’uscita.



