Roma – I nuovi mezzi di comunicazione moderna hanno reso particolarmente fruttuoso il passaparola che si sono dati quest’anno gli albanesi per raggiungere numerosi il santuario della Madonna del Buon Consiglio a Genazzano (RM). Si contavano circa un migliaio di persone provenienti non soltanto, come ormai tradizione da quasi venti anni, dai diversi centri pastorali d’immigrati sparsi in Italia (quattro pullman soltanto da Pistoia), ma anche dalla stessa Albania, per celebrare e festeggiare insieme l’annuale appuntamento d’incontro e preghiera, organizzato dalla Fondazione Migrantes della Conferenza Episcopale Italiana, presso la Vergine, protettrice dell’Albania. Appena giunti al santuario i pellegrini si sono organizzati per una processione lungo le vie cittadine, addobbate con le tipiche e artistiche infiorate del Corpus Domini, inneggiando alla Vergine con canti tradizionali di Scutari, da cui la tradizione vuole che l’icona miracolosamente provenga. Ritrovarsi a Genazzano per gli immigrati albanesi è come tornare a casa per affidare alla Vergine Santa, in una corale preghiera, le incertezze della vita quotidiana e le proprie speranze. Guardare l’immagine di Maria, ha esordito nell’omelia mons. Angelo Massafra, metropolita di Scutari e presidente della Conferenza Episcopale Albanese, significa rivedere unite ai piedi di Lei le famiglie divise dall’emigrazione; … “legati alla Vergine per essere fiduciosi, particolarmente in questo anno giubilare, nella misericordia di Dio: questo è il senso del pellegrinaggio, questa è l’espressione della fede del nostro popolo albanese che anche in emigrazione riesce a testimoniare con la preghiera la vittoria della fede sulle difficoltà umane”. Tutto ciò, continuando mons. Massafra, ci viene confermato in maniera quasi simbolica dal fatto che il Santo Padre Francesco ha firmato il decreto per la Beatificazione dei 38 martiri albanesi del regime comunista proprio il 26 aprile, giorno consacrato alla Madonna del Buon Consiglio perché ricorda la sua apparizione miracolosa a Genazzano. La celebrazione eucaristica, dopo l’omelia, ha avuto un momento particolarmente solenne ed emozionante perché il vescovo ha amministrato i sacramenti dell’iniziazione cristiana a una coppia di sposi albanesi, rispettivamente di 46 e 54 anni. La liturgia di questi sacramenti nella particolare circostanza del pellegrinaggio ha evidenziato ancora una volta il fatto che ricevere i sacramenti per i nostri immigrati è da inquadrare in una cornice più ampia di rinascita in tanti sensi, infatti, in questa dimensione religiosa si manifesta vivo negli albanesi anche il desiderio di riscoprire la loro vera autenticità, annullata violentemente durante i circa 50 anni di regime comunista, intesa come volontà di recuperare la propria identità sia culturale che religiosa, di manifestare e far riconoscere la propria dignità umana, le risorse culturali e civili e la capacità di inserimento positivo nella nuova società. I cittadini di Genazzano e in primis il sindaco, F. Ascenzi, che ci hanno accolto con gioia, hanno notato con una certa simpatia che la processione della Madonna fosse guidata dalla bandiera nazionale albanese e aggiungo che anche il canto finale con cui si è conclusa la liturgia eucaristica è stato l’inno nazionale albanese, conosciuto anche come inno della bandiera (Himni i Flamurit), quasi a sottolineare non solo un forte sentimento patrio, ma anche l’identità religiosa della nuova Albania che, nel suo sentimento religioso, manifesta sempre più il desiderio di affidare il proprio futuro alla benedizione della Madonna. (Don Pasquale Ferraro, Coordinatore nazionale della pastorale per gli albanesi in Italia)



