Siracusa: Domenica scorsa la festa dei popoli

Siracusa – Sì, almeno per una volta quelle di Maria sono state certamente lacrime di gioia e di compiacimento nel vedere i Suoi figli multicolori che abitano nel territorio di Siracusa ritrovarsi insieme sotto il Suo sguardo vigile e materno per una giornata di festa e fraternità. Domenica 5 giugno, infatti, nello spazio esterno del Santuario, davanti alla Cripta ove è custodito il Reliquiario con le lacrime della Madre, si è svolta la Festa dei Popoli, organizzata per la prima volta anche a Siracusa per iniziativa degli Uffici Diocesani di Pastorale Migrantes, Pastorale Giovanile, Collaborazione Missionaria fra le Chiese, Ecumenismo e Dialogo Interreligioso. Ed è stata veramente festa, gioia del ritrovarsi insieme e riconoscersi fratelli!

Già da prima mattina (ore 7,15!) la vita ha iniziato a pulsare per la preparazione del luogo: montare stand e gazebo, trasportare tavoli e sedie, impostare tutto l’impianto sonoro e musicale per il quale dobbiamo un sentito ringraziamento alla Gepi Servizi, che ci ha accompagnato lungo tutta la giornata curando musiche, danze, suoni, interventi sul palco.È proprio vero: la Provvidenza ci è venuta incontro in ogni modo!

Tutto è stato manifestazione della paternità di Dio che desiderava si osasse questa Festa: dal sostegno all’iniziativa da parte degli altri Uffici diocesani che con il loro entusiasmo ci hanno incoraggiato e dato sprint, all’approvazione e stima dei vari esponenti della società civile (Prefettura, Comune, Protezione Civile, CRI, AVIS) che hanno approvato la nostra idea. E  innanzitutto l’accoglienza del Santuario che ci ha spalancato con gratuità e massima disponibilità l’abbraccio della Madre: non era, infatti, per nulla scontato che con una schiera di più di 200 persone, con usi e costumi differenti anche nella gestione delle singole cose e luoghi, ed un nugolo infinito di bambini, tutto filasse liscio, tutto restasse sano e ritornasse a sera al proprio posto; non era certo  garantito che il piazzale venisse lasciato pulito e in ordine ed il prato altrettanto soffice di quanto lo avevamo trovato al mattino. A sera, se ci fosse stato ancora fiato per cantare, avremmo dovuto veramente terminare con un coro unanime:  Magnificat!

Dopo la Messa delle ore 10,30 la festa alla presenza anche del Questore, Dr. Cageggi, che è venuto a farci visita e si è intrattenuto per alcune ore: ha sfilato con noi, ha incontrato gli uni e gli altri, ha riconosciuto il piccolo Brigth (6 anni, nigeriano, residente a Solarino) che lo ha preso per mano e non lo ha mollato più, ci ha assicurato del suo sostegno e della sua stima perché … “queste non sono parole ma è vita!” è celebrazione della vita che semina accoglienza e fratellanza in risposta a quanti spargono diffidenza. Salutato il Questore, Damiano e Marisa della Pastorale Giovanile hanno girato per i vari stand muniti di microfono e lasciando libero chi lo desiderasse di presentare il proprio Paese e la propria cultura. Si sono così susseguiti: lo SriLanka ove cristiani e buddisti facevano insieme bella mostra della loro Patria e dei loro tipici oggetti artigianali;  la Romania, con splendide icone di ogni misura, dolci e vini tipici, che ci è stato detto è presente nella provincia di Siracusa con ben 5000 persone; la Tunisia ed il Magreb, con le Associazioni che si preoccupano di abbattere qualsiasi tipo di frontiera nelle relazioni umane, e con un piccolo ma alquanto commuovente “Museo delle Migrazioni” con materiale di recupero degli sbarchi; il Brasile e l’Albania, luoghi di origine delle due suore scalabriniane coinvolte nell’accoglienza dei migranti in arrivo; il Cenacolo Domenicano di Solarino con due stand: il primo gestito dalle ragazze italiane inserite nelle loro due Comunità di Accoglienza, ove erano esposti i loro piccoli lavori di auto-finanziamento, e l’altro con tutti i colori dell’Africa ospitata nel loro SPRAR ed una quantità incalcolabile di bambini e neonati.

I bambini sono stati realmente la carta vincente di questa giornata: vederli giocare insieme serenamente e appassionatamente, vederli parlarsi e comprendersi pur pronunciando suoni incomprensibili agli uni o agli altri, è stato un poco come assaggiare e degustare il futuro – di questa nostra Sicilia e non solo – quel futuro che tutti speriamo si dispieghi e prenda consistenza quando riusciremo ad assaporare la convivialità delle differenze e a vivere serenamente insieme parlando l’unico linguaggio a tutti comprensibile: quello dell’amore, del rispetto e della stima reciproca. Allora sapremo anche essere capaci di rivolgerci insieme a Dio, pur chiamandolo con nomi differenti, ma dicendogli tutti: “Grazie! So che Tu ci ami insieme!”.

La mattinata si è conclusa ascoltando la testimonianza di Remon, ragazzo egiziano arrivato da solo circa 3 anni or sono all’età di 14 anni e che ora vive in una famiglia di appoggio ad Augusta. Ci ha raccontato che ha deciso di fuggire poiché i suoi compagni di classe lo maltrattavano  in quanto cristiano e perché aveva capito che mai, come cristiano, avrebbe potuto ambire di giungere all’Università e diventare ingegnere elettronico come desiderava. Con molta pacatezza ha descritto la sua dis-avventura e le sofferenze di alcuni giorni chiuso in una stanza in attesa dell’imbarco,  poi i 7 giorni di traversata su 3 barconi differenti, uno più fatiscente dell’altro, infine l’avvistamento della costa illuminata (Porto Palo) che lui credeva essere Milano perché identificava l’Italia con Milano, ove vivono alcuni parenti. E ancora, il primo mese all’Umberto I ove era il n. 92, la Casa di Accoglienza di Priolo, e finalmente il tentativo di inserimento in una famiglia, fallito le prime due volte. Ora da un anno o poco più è con Marilena e Carmelo (della rete di tutori di AccoglieRete) che lo hanno accolto come figlio e dai quali si sente accolto e amato senza riserve e che lui stesso ama di tutto cuore pur continuando a sentire la nostalgia della lontananza dai suoi genitori e da suo fratello Andro.

Il pranzo è stato un altro momento forte e di grande fratellanza: i piatti sono circolati da un popolo all’altro e tutti hanno gustato di tutto, confermando il detto popolare che “quel che è nel piatto del vicino è sempre migliore!”. È stata una magnifica condivisione di cibi e sapori, alla quale, notando la folla scura, si sono spontaneamente aggiunti autoinvitandosi alcuni di coloro che vivono sostando accanto ai semafori, elemosinando da noi non solo gli spiccioli ma prima ancora un sorriso ed un gesto di riconoscimento della loro dignità di persone umane.

Nel pomeriggio canti, musiche e danze dei vari Paesi – anche l’Italia – per ogni età e cultura fino al crollo della stanchezza e la decisione di procedere tutti insieme al riordino di stand e locali prima del rientro a casa. Stanchi ma soddisfatti e pronti a ricominciare quanto prima.

La giornata si è conclusa con la preghiera introdotta da P. Luigi Corciulo: la Chiesa – ci ha ricordato – è la casa di ciascuno, è il luogo ove tutti sappiamo di poter essere accolti, varcarne la soglia significa volersi impegnare nell’accoglienza vicendevole, giorno dopo giorno. (Sr. Maria Grazia Pennisi – Migrantes Siracusa)