Monza – Stiamo vivendo «tempi fragili» e «difficili», come dimostra la «tragica vicenda «di tanti nostri fratelli che, spinti dalla guerra e dalla povertà, sono mossi ad affrontare l’abbandono della loro terra e della famiglia, in cerca di condizioni più dignitose per sé e i loro cari». Una ricerca che trova l’Italia e l’Europa impegnate nella gestione dei flussi migratori con scelte «dettate da logiche occasionali o difensive». Il vescovo Nunzio Galantino, Segretario generale della CEI torna a parlare del tema dell’immigrazione. Lo fa nel suo intervento a Monza in occasione del V anniversario del riconoscimento da parte dell’Unesco del Duomo di Monza con la Regina Teodolinda, a «monumento e testimone di una cultura di pace». E proprio guardando alla lezione lasciataci della regina longobarda e dall’allora Papa, San Gregorio Magno, il Segretario generale della CEI ha indicato questi due personaggi storici come esempi di costruttori di pace «in un’epoca di popoli belligeranti». Ecco allora, tornando ai giorni nostri, l’auspicio che «l’Europa sia capace, anche grazie all’apporto del nostro Paese e di ognuno di noi, di riscoprire i valori fondamentali che hanno ispirato i suoi costituenti, oltre che i valori che nei secoli ne hanno ispirato la convivenza. Siamo posti innanzi alla sfida della multiculturalità e alla necessità dell’integrazione», che significa «ridefinizione, capacità di ripensarsi insieme e insieme intravedere il futuro». Insomma, avverte Galantino, «più che mai oggi è necessaria la virtù del discernimento», consapevoli che «non ci sono questioni locali nel mondo globalizzato, ma la sorte delle persone più lontane riguarda anche noi. Non c’è niente di neutrale e non è possibile rimanere tali, perché l’indifferenza produce disparità e questa genera violenza, mentre l’impegno disinteressato è sempre foriero di bene». (Enrico Lenzi – Avvenire)



