Giubileo dello Spettacolo Viaggiante: per Migrantes occasione per conoscere un popolo

Città del Vaticano – Questa mattina un corteo di diversi operatori del mondo dello spettacolo viaggiante ha attraversato Via della Conciliazione per arrivare, poi, nell’Aula Paolo VI dove è iniziato uno spettacolo e diverse testimonianze in attesa dell’arrivo del pontefice.

E’ il giubileo dello spettacolo viaggiante una occasione preziosa, per un mondo poco conosciuto, di segnalarsi nella sua ricchezza di fede e di cultura, di arte e di spettacolo, spiega mons. Giancarlo Perego, Direttore generale della Migrantes che ha promosso questa iniziativa insieme al Pontificio Consiglio per i Migranti e gli Itineranti. 

Ma come è nata l’attenzione della Chiesa nei confronti di un popolo in cammino e che ha le parrocchie come primo  riferimento?

“L’attenzione della Chiesa in Italia al mondo dello spettacolo viaggiante – spiega mons. Perego –  nacque proprio in una parrocchia di Reggio Emilia, con un curato della parrocchia di S. Rocco, don Dino Torregiani, che nel 1931, fu chiamato al capezzale di una donna del mondo morente in una carovana di giostrai. Da allora Don Dino  iniziò ad avere a cuore il mondo dello spettacolo viaggiante e anche per la pastorale in questo mondo  istituì nel 1948 ‘I servi della Chiesa’ e nel 1958 , in seno alla POA, promosse la nascita dell’OASNI, l’Opera di assistenza spirituale ai nomadi in Italia. La Migrantes continua quest’opera di attenzione pastorale al mondo dello spettacolo viaggiante  e popolare, attraverso strumenti  e progetti a disposizione degli operatori pastorali delle diocesi (il catechismo, sussidi, momenti di formazione,..)”. 

Qual’è la situazione pastorale oggi nella chiesa italiana: chi sono gli operatori che si occupano di questo mondo dello spettacolo viaggiante e popolare?

“Soggetto di questa pastorale è la Chiesa locale, le parrocchie e le unità pastorali, delle quali sono al servizio le Migrantes diocesane. In questi anni è cresciuta e continua a crescere la rete di operatori pastorali che, con la loro vicinanza alla gente dello spettacolo viaggiante, aiutano le parrocchie  a coniugare evangelizzazione e promozione umana. Nessuno può essere escluso dall’attenzione pastorale della Chiesa. Anche coloro che passano per pochi giorni nelle nostre città e nei nostri paesi, per rallegrare le feste, le sagre, sono persone e famiglie importanti per la Chiesa, che meritano l’attenzione pastorale. Un’attenzione che passa attraverso la visita, la condivisione delle difficoltà – oggi anche economiche, oltre che di ricerca delle piazze dove montare le proprie attrazioni  o presentare la propria arte di strada – l’accompagnamento ai sacramenti, la preparazione al matrimonio. Soprattutto nel mondo dello spettacolo viaggiante conta la famiglia e la donna, come soggetto importante per una relazione pastorale fruttuosa”.

Cosa rappresenta oggi la realtà dello Spettacolo Viaggiante e popolare? 

“E’ un mondo di almeno 80.000 di persone impegnate sul piano lavorativo e di migliaia di persone che  nel tempo libero si dedica alla musica, allo spettacolo, all’arte di strada. Sono musicisti, acrobati, giocolieri, addestratori, madonnari, burattinai, lunaparchisti, circensi, etc: un mondo di arte e di spettacolo di strada e popolare. E’ un mondo che arricchisce e colora le feste: un mondo di gioia e di arte.

Quali i principali problemi?

“Nonostante le leggi  abbiano stabilito che in ogni Comune ci fosse uno spazio per gli spettacoli popolari e di strada, in realtà sono pochi i Comuni che l’hanno creata. Questa mancata determinazione ha portato sempre più il mondo dello spettacolo viaggiante, del circo, a montare le proprie attrazioni e i propri tendoni  nelle periferie della città, con il rischio di rendere residuale e periferico questo mondo di spettacolo popolare. Anche il tema degli animali al circo – parliamo di meno di 2000 esemplari delle diverse specie – ha fatto discutere e ha creato diffidenza e incomprensioni intorno al mondo del circo, in particolare, che, in realtà, ama il mondo degli animali quasi fossero parte della propria famiglia.  Il tema della scuola dei bambini del mondo dello spettacolo viaggiante rimane un aspetto problematico, perché offre a questi ragazzi non le stesse opportunità dei loro coetanei, oltre che rendere difficile la frequenza. Anche per questa ragione come Fondazione Migrantes in diverse regioni d’Italia stiamo sostenendo un progetto di scolarizzazione e abbiamo interessato di questo il Ministero dell’Istruzione, della Università e della ricerca (MIUR). Un aspetto certamente da guardare con attenzione è anche il mondo degli artisti  stranieri e il mondo degli anziani. In riferimento a questi ultimi  l’Istituto dei Servi della Chiesa, non senza difficoltà, da anni ha una casa famiglia per gli anziani soli del mondo dello spettacolo viaggiante a Scandicci (FI), che merita un aiuto anche da parte delle istituzioni”. (Raffaele Iaria)