Migrantes Crema: chi accoglie conosce

Crema – Il 70% dei giovani italiani ritiene che i migranti siano troppi e per molti di loro la presenza di immigrati rende insicuro il paese (più del 60% la pensa in questo modo). Quasi il 40% dei giovani italiani si dichiara ostile verso i migranti; ma anche i non nati in Italia sono diffidenti nei confronti del paese ospitante (32,9%). Emerge un’immagine di timore reciproco, che alimenta la paura nei confronti di chi lascia la propria terra per cercare prospettive di vita migliori nel nostro paese. I dati emergono dalle rilevazioni effettuate dall’Istituto Toniolo e inserite nel Rapporto Giovani 2016 e proprio il sentimento di paura verso chi scappa da miseria, guerre e persecuzioni e approda nel nostro Paese e nelle nostre città corre il rischio di essere strumentalizzato.

Da dove nasce questa paura e soprattutto come fare per superarla? Come affrontare il dramma della migrazioni? È una domanda questa che cerchiamo di affrontare quotidianamente negli incontri personali, con gli studenti nelle scuole, con le donne e gli uomini delle nostre Comunità parrocchiali, ma ci rendiamo conto che la risposta deve essere articolata in modo differente, utilizzando strumenti diversi e complementari. Per questo otto anni fa è nata l’idea di organizzare un momento di incontro dove i Popoli presenti sul territorio potessero uscire dall’anonimato quotidiano e si presentassero in una forma completamente nuova: la forma della “FESTA”. Un popolo che fa festa non può far paura, un popolo che si diverte e che ti vuole coinvolgere, indossando gli abiti migliori, offrendoti i cibi più saporiti, invitandoti a danzare non può far paura. È questo il senso della “Festa dei popoli” che si è svolta ieri pomeriggio presso l’Oratorio della Parrocchia dei Santi Lorenzo e Francesco, nel quartiere dei Sabbioni.

Il titolo della Festa “Chi accoglie conosce”. “Accogliere non è solo lasciar entrare qualcuno nella tua casa – dice Kizito Sesana missionario e scrittore comboniano –   Accogliere è un atteggiamento del cuore che si lascia interpellare dall’altro. È voglia di incontrare, di confrontarsi, di dialogare. Curiosità, meraviglia, sorpresa, attenzione, rispetto per comprendere in profondità la novità e l’unicità della persona che ti sta dinanzi. È un mettersi in ascolto che non cerca le differenze per opporvisi, ma stimola l’altro a crescere nelle sue qualità positive.

Accogliere è non essere invidioso o geloso, anzi, è gioire nel vedere che anche l’altro cresce nel reciproco accettarsi”. Musica, cibo, sport, laboratori sono tutte occasioni per conoscere, apprezzare, stimolare l’altro che porta qualcosa di nuovo che noi non abbiamo o che potremo imparare anche noi in futuro. Non disprezzo, non invidia, non stupida e vuota concorrenza, ma il saper riconoscere che la differenza e la sua accettazione sono il segreto di ogni crescita. Non il ripetere le stesse cose, ma la ricerca costante di nuove idee, di nuovi progetti, di nuove soluzioni ci farà guardare al futuro con curiosità e non con paura, con interesse e non con indifferenza, con ottimismo e non con diffidenza. E questo è anche il senso dello spettacolo teatrale: “Samia, storia di un’atleta”, ispirato alla storia vera di una donna vera, Samia, atleta somala, perita nel naufragio di un barcone mentre cercava un nuovo futuro sportivo in Italia. Un’atleta che non si è arresa mai perché la diversità, la ricerca, la fede sono il vero sale della vita. (a cura dell’Ufficio Migrantes – Crema )