Ad Augusta relitto della strage del 18 aprile 2015

Palermo – È bastato che quel ‘cimitero’ affondato venisse sollevato di cinque metri dal fondo del mare per far scrosciare un applauso di liberazione. Nella sala comando della nave Ievoli Ivory la gioia di essere riusciti in un’impresa storica è palpabile. Tra poche ore arriverà il momento peggiore, quello di ispezionare lo stato di conservazione di centinaia di morti, di provare a dare un nome e una provenienza a quelle vittime senza identità, ma prima c’è l’entusiasmo di essere riusciti a recuperare il relitto della tragedia dell’immigrazione più grande di tutti i tempi. È stato riportato in superficie il peschereccio naufragato il 18 aprile 2015, nel Canale di Sicilia, a 100 miglia dalla Sicilia e a 40 dalla Libia, e rimasto a una profondità di 370 metri. Il barcone è stato agganciato tre giorni fa, sollevato dal fondale con il modulo robotizzato e trasportato nella rada di Augusta dove sarà collocato all’interno di una enorme tensostruttura refrigerata. Qui inizieranno le operazioni di recupero delle salme dal relitto. I particolari dell’operazione saranno resi noti questa mattina a Melilli, nel Siracusano.

«Occorre controllare la consistenza strutturale del relitto – spiega l’ispettore Paolo Quattropani del comando provinciale dei pompieri di Siracusa – e lo stato di conservazione dei corpi e allo stesso tempo fare una prima stima numerica delle vittime». Già molti corpi, già dal giugno del 2015, su indicazione della presidenza del Consiglio, sono stati recuperati dalla Marina Militare con una complessa operazione, grazie a veicoli a comando remoto che si sono immersi nelle profondità del Mediterraneo. Da allora sono stati prelevati dal relitto 169 cadaveri. Adesso toccherà a tutti gli altri. Saranno esaminati da esperti sanitari allo scopo di acquisire informazioni utili a creare un network a livello europeo che permetta di risalire all’identità dei corpi attraverso l’incrocio dei dati. (Alessandra Turrisi)