Reagisce ad attacchi razzisti alla moglie e viene ucciso

Fermo – E’ riuscito a fuggire alla violenza di Boko Haram in Nigeria, ha attraversato il Niger, la Libia e, infine, il Mediterraneo, per poi morire in Italia per mano di un balordo razzista. Si è spenta ieri pomeriggio, la giovane vita di Emmanuel Chidi Namdi, migrante nigeriano di 36 anni, da dieci mesi ospitato, con la moglie Chinyery di 24 anni, nel seminario arcivescovile di Fermo, insieme ad altri 124 profughi, di cui 19 nigeriani.

Scampato con la giovane compagna alle bombe dei terroristi islamici, che avevano preso d’assalto la chiesa dove stava pregando, uccidendo i genitori della coppia e una figlioletta, Emmanuel era stato successivamente picchiato da malviventi locali in Libia, riuscendo a imbarcarsi per l’Italia. Durante la traversata, la compagna, incinta,  aveva purtroppo perso il bambino. Poi lo sbarco a Palermo e l’approdo a Fermo, dove anziché una vita migliore ha trovato la morte.

A far scattare la furia omicida del pregiudicato 35enne italiano – conosciuto dalle forze dell’ordine come un capo ultrà della tifoseria della locale squadra di calcio, la Fermana – la reazione dell’immigrato ai pesanti insulti razzisti nei confronti della compagna.

Tutto è cominciato nel primo pomeriggio di martedì. Emmanuel e la moglie stanno passeggiando per le vie di Fermo, quando la donna è fatta oggetto di un’aggressione verbale di stampo xenofobo da parte dell’italiano. «Scimmia africana», avrebbe gridato all’indirizzo della  giovane, che è stata anche strattonata a più riprese e gettata a terra, riportando ferite guaribili in sette giorni. Alla reazione dell’uomo a difesa della moglie, è scattata l’aggressione con un palo della segnaletica stradale, divelto e usato come un’arma dall’ultrà.

Questa, almeno, la ricostruzione fatta dalla donna agli inquirenti. Opposta la versione dell’italiano, che ha dichiarato di essersi difeso dall’immigrato e di averlo successivamente colpito con un pugno al volto. Sta di fatto che Emmanuel, ripetutamente colpito, è crollato a terra dove è stato ancora fatto oggetto di calci e pugni. Soccorso e portato in ospedale, è entrato in coma irreversibile, fino al decesso, sopraggiunto nel pomeriggio.

A questo punto, la morte potrebbe anche cambiare la posizione dell’aggressore, in un primo momento denunciato a piede libero. Un altro uomo, che ha assistito al brutale pestaggio, è stato invece sentito come testimone.

Intanto, Fermo è sotto choc e si interroga sull’episodio che non ha precedenti in città, dove gli stranieri sono numerosi e ben integrati e dove i richiedenti asilo vengono chiamati a raccontare le loro storie nelle scuole e nei raduni scout. (Paolo Ferrario)