Roma – Clarisse Essane Niagne viene dalla Costa D’Avorio e, dopo molti impieghi, oggi lavora a Roma per l’ambasciata del suo Paese. Atef Metwally, d’origine egiziana, è un dipendente della pubblica amministrazione, mentre Ajay Rattan, indiano, fa l’imprenditore a Latina, nel Lazio, e studia per diventare «sommelier dell’olio d’oliva. Vorrei organizzare un import-export verso il mio Paese». Tre storie a lieto fine di immigrati che sostengono l’economia, che hanno chiuso ieri alla Camera il convegno «Aiutiamo l’Italia a crescere», al quale hanno preso parte esponenti politici, rappresentanti sindacali di Cgil, Cisl, Uil e Ugl e analisti di Confindustria. L’incontro è iniziato con un minuto di silenzio per ricordare le vittime dell’attentato a Dacca e il povero Emmanuel, il profugo nigeriano ucciso a Fermo. «L’immigrazione – spiega l’organizzatrice Renata Polverini (Fi), vice presidente della commissione Lavoro di Montecitorio – è un arricchimento» e mostrarlo, dati alla mano, allontana i discorsi di «chi usa utilizza linguaggi duri e sbagliati». In Italia, conferma l’Istituto ricerche economiche e sociali, vivono oltre 4 milioni di stranieri in età lavorativa: fra loro, 2 milioni e 360mila hanno un’occupazione. In un momento «in cui l’Italia perde capacità d’attrazione, con una crescita solo di 11mila immigrati», spiega monsignor Giancarlo Perego, direttore della Fondazione Migrantes, gli immigrati sono una «realtà significativa, da valorizzare per la crescita». (V.R.S. – Avvenire)



