GMG: Da Lecce una mediatrice culturale impegnata con i rifugiati

Lublino – Simona di Lecce, una giovane e sorridente ragazza italiana, all’inizio del pellegrinaggio in Polonia saluta gli amici in polacco. Per lei la Polonia non è anonima. Dopo il liceo linguistico ha deciso di studiare le lingue slave, ha scelto il polacco perché “in quel periodo dicevano che la lingua polacca per quanto riguarda i rapporti commerciali era importante”. Poi, l’ultimo anno ha studiato all’Università Cattolica di Lublin. Oggi è consacrata dell’Istituto dei Servi della Sofferenza e lavora come mediatrice interculturale con i migranti con disabilità fisica che raggiungono l’Italia dalla Siria, dal Kurdistan e dall’Iraq.

“Amo la Polonia, amo i polacchi – dice con un sorriso grande – Sono stata anche diverse volte in altre nazioni slave, però la Polonia è più vicina a noi. Mi sento a casa a differenza di altre nazioni slave dove sono molto più distaccati. Io lì ho sofferto molto”. È tornata parecchie volte, adesso qui ha portato un gruppo dei giovani di padre Pio dal sud d’Italia. “Quando dovevamo scegliere per la Giornata Mondiale dove stare prima di Cracovia ho detto dobbiamo andare a Lublin”.

A Lecce Simona è impegnata nell’assistenza legale e sanitaria con i rifugiati e richiedenti asilo politico. La maggioranza non avevano problemi economici, però hanno dovuto all’improvviso, a causa della guerra, lasciare le loro case e scappare. Tra di loro vi sono ingegneri, informatici, anche diplomatici e giornalisti.

“Quando arrivano nel Sud Italia – racconta – non vogliono andare via perché si sentono a casa”: “lavoro da tanto tempo con loro e posso dire che mai ho avuto problemi. Sempre grande rispetto”. E aggiunge: “Loro sono una risorsa e non un problema”. (A.A.)