Mons. Galantino: “non possiamo invocare Dio e respingere i profughi”

Cracovia – “Continuo a domandarmi come si possa con la stessa bocca invocare il Padre e pronunziare dei ‘no’ decisi e spezzanti di fronte al bisogno del fratello! Continuo a domandarmi come si possa elevare la propria mente a Dio e semmai impegnare la stessa mente a trovare giustificazioni per chiudere il proprio cuore dinanzi a chi è profugo e perseguitato!”. A dirlo è stato ieri il Segretario generale della CEI, Mons. Nunzio Galantino, presiedendo  a Cracovia, nella chiesa di San Bernardo da Siena dei padri Bernardini accanto a Casa Italia una celebrazione eucaristica che ha dato avvio alla settimana della GMG per i giovani italiani.

Nell’omelia della Messa, trasmessa su Rai Uno, il presule ha sottolineato che “la preghiera non è evasione dai problemi e dalle responsabilità, ma esperienza viva, fatta di ascolto e di risposta, mediante la quale con Dio si instaura un rapporto autentico che spinge ad essere audaci”. Per Mons. Galantino una preghiera autentica “contribuisce a rinnovare il mondo e la società in cui viviamo. Sono tanti i motivi di dolore e di preoccupazione che incontriamo attorno a noi: un circolo di violenza e di follia omicida tenta di avvolgere lo spazio pubblico e di trascinare in basso, nel timore e nella tristezza, la convivenza umana. Ciò rischia di alimentare la diffidenza e dar vita a un individualismo ancora più esasperato, che non può che spegnere la felicità di ognuno”. Dando inizio alla XXXI Giornata Mondiale della Gioventù, ha concluso, “vogliamo che questi giorni di incontro e di riflessione, di preghiera e di festa, siano un’occasione propizia per contrastare questa mentalità, così contraria all’uomo. Un’opportunità per dire che c’è un altro modo di vivere. Questo dovete fare voi giovani. Questo viene chiesto oggi alla Chiesa. Con la preghiera e l’esempio”. (R. Iaria)