GMG: a casa Italia un “paese” in miniatura

Cracovia – “Un paese ci vuole, non fosse che per il gusto di andarsene via. Un paese vuol dire non essere soli, sapere che nella gente, nelle piante, nella terra c’è qualcosa di tuo, che anche quando non ci sei resta ad aspettarti” (Cesare Pavese, La luna e i falò). Dopo le semplici (anche se sincere) piccole cerimonie di apertura; soprattutto dopo un anno di lavoro da parte di un gruppo di ragazzi e di allestimento nelle ultime due settimane, oggi finalmente Casa Italia è diventata una casa. Aperta e accogliente, dove i primi gruppi di giovani pellegrini italiani si sono ritrovati dopo essere arrivati a Cracovia. Oggi osservavo come è entrato un gruppo numeroso di ragazzi: alfieri in testa (un paio di loro con lunghe canne di plastica su cui sventolava una bandiera italiana), hanno infilato il portone e hanno guadagnato il centro del cortile con una marcia goffa, andata a perdersi nel nulla. Un modo un po’ ingenuo per dire: “ci siamo, e siamo noi – tutti insieme”.

Si sa, lontani da casa ci si sente subito più uniti e vicini; ma non basta: l’esercizio di abitare una casa – ci piacerebbe – dovrebbe essere qualcosa che continua anche quando si rientra nei propri spazi di vita quotidiana. I ragazzi si muovono per le strade di Cracovia e non è possibile non sentirli, non vederli. Ma la loro simpatia non sarebbe sufficiente, se non li portasse a comprendere il valore della fraternità. C’è qualcosa di misterioso nei legami che si manifesta in un modo speciale quando si è in viaggio, lontani da casa: i ragazzi si prendono per mano, si guardano negli occhi, cantano, ridono e scherzano; qualcuno, persino, si mette un po’ in disparte e abbozza un discorso più impegnativo. Tutto questo non sarebbe sufficiente se si fermasse lì.

Abbiamo pensato Casa Italia come (appunto) a una casa: uno di quei luoghi che si fa “paese” in miniatura, perché la convivenza è una pratica a cui esercitarsi.

Nel segno della fraternità: unica speranza di poter superare davvero le paure. In questi giorni i giovani stanno offrendo una grande testimonianza di coraggio, perché il loro ritrovarsi sfida le paure degli adulti. Ma apparirebbe solo come il gesto di incoscienza di chi è preso dalle frenesie giovanili, se non ci fosse anche l’esercizio di una convivenza sognata e cercata nel segno della fraternità. Casa Italia è stata pensata come un luogo su cui viene evidenziata una facciata, ma con l’invito ad andare oltre e a cogliere i piccoli segni di un quotidiano faticosamente conquistato.

“Inaspettatamente” (scrivono i ragazzi) si apre un mondo che non si poteva nemmeno sognare.

La speranza è che questo possa accadere davvero, non tanto qui a Cracovia (le condizioni ci sono e probabilmente accadrà), ma soprattutto nel momento in cui i ragazzi torneranno a casa. A ritrovare il proprio Paese e i propri affetti, a scoprire che il mondo li attende da sempre perché la loro presenza possa dire qualcosa di nuovo.

Buona GMG a tutti i ragazzi e alle famiglie che li seguono dall’Italia. È iniziato il loro viaggio. Ancora tutto da scrivere e da raccontare. (don Michele Falabretti – SIR)