Milano – Sono diventati i protagonisti dell’emergenza sbarchi: lasciati a migliaia sulle spiagge, raccolti e impilati in attesa d’essere chissà come (e chissà dove) smaltiti. I giubbotti di salvataggio dei migranti sono vuoti a perdere, non interessano a nessuno, ma raccontano storie di vite disperate e piene di speranza, ognuna diversa e a suo modo speciale. È in quest’ottica che è nato, all’American School di Barcellona, il progetto Refugart: obiettivo, rendere gli studenti consapevoli di quel che avviene nel Mediterraneo. La scuola ha fatto arrivare dall’isola greca di Lesbo qualche centinaio di giubbotti (lì in questi mesi se ne sono accumulati 450mila), e a ogni ragazzo è stato dato il compito di studiare un progetto che li mettesse al centro. Di lì ha preso forma l’idea geniale di Achilleas Souras, 15 anni. Che coi giubbotti ha disegnato e poi realizzato una tenda termica capace di offrire un riparo ai rifugiati. La sua invenzione, che assomiglia a un igloo, nasce dalla passione per il Lego e ha preso il nome di “Sos”, acronimo di “Save our souls” (salva le nostre anime): «Ho deciso di chiamarlo così – spiega il giovane – perché l’sos è un segnale internazionale di pericolo, emergenza, soprattutto se viene dal mare. Ho pensato che, se i giubbotti sono in grado di offrire una protezione in mare, forse potevano farlo anche sulla terraferma». Il progetto, che è esposto al Museo Marittimo di Barcellona, sta facendo il giro del mondo sul web, collezionando migliaia di consensi. «Necessita ancora di qualche modifica, all’interno fa o troppo caldo o troppo freddo». Ma Achilleas ha solo 15 anni. (Avvenire)



