Roma – Il Consiglio d’Europa tira le orecchie all’Italia sui rom. Nel suo quarto rapporto, il comitato consultivo per la protezione delle minoranze nazionali raccomanda il governo italiano ad elaborare e adottare senza indugi una legislazione specifica per proteggere le comunità rom, sinti e camminanti. Nel documento si evidenzia anche «il notevole aumento» di comportamenti xenofobi e anti-nomadi negli ultimi anni nonché l’uso «sempre più comune» da parte di politici e media di un linguaggio «discriminatorio, intollerante e razzista» e gli attacchi, verbali e fisici, registrati nei confronti dei centri di raccolta dei richiedenti asilo. Il comitato constata che l’implementazione della strategia nazionale per l’inclusione di queste comunità adottata nel 2011 «è stata lenta dato che non sono stati stanziati fondi» e che nonostante le molte proposte presentate in Parlamento per introdurre leggi contro la discriminazione di rom, sinti e camminanti, nessun testo è stato adottato sinora. Il comitato – che denuncia l’uso del termine “nomadi” per queste comunità, “utilizzato per giustificare la politica di alloggiare queste minoranze nei campi” – chiede alle autorità di «fare sforzi effettivi per prevenire, combattere e sanzionare l’ineguaglianza e la discriminazione di cui questi gruppi sono vittime». Strasburgo chiede inoltre di migliorare la loro situazione rispetto all’alloggio, che dovrebbe essere in case e non campi, e di assicurare la scolarizzazione dei minori. «In Italia – si legge nella nota diffusa dal Consiglio d’Europa – mentre un clima di apertura e tolleranza prevale verso le persone appartenenti a riconosciute e ormai consolidate minoranze linguistiche, c’è stato un notevole incremento della xenofobia negli ultimi anni». Inoltre, da parte di politici e una parte dei media «è diventato più normale il ricorso a un linguaggio discriminatorio, intollerante e razzista».



