Marcinelle: il ricordo dell’Azione Cattolica a Berbenno

Como – L’8 agosto l’Azione Cattolica della diocesi di Como si unirà alla comunità parrocchiale di Berbenno di Valtellina per fare memoria  della tragedia di Marcinelle avvenuta esattamente sessant’anni fa (8 agosto 1956). I motivi sono due: il primo è che uno delle 262 vittime (136 erano italiani) era originario  di Regoledo di Berbenno. Il suo nome è Attilio Dassogno, poco più che trentenne, sposato e padre di due figlioletti. Una lapide lo ricorda nel cimitero perché il suo corpo non venne mai restituito alla famiglia. Il secondo motivo è di cogliere nella  memoria un insegnamento per l’oggi che vede migliaia di persone in fuga dalla guerra, dalla fame, dalla violazione dei diritti umani, dall’ingiustizia”.

“Nel cimitero di Berbenno  –  dice il presidente diocesano Paolo Bustaffa  – cercavo una traccia di quel minatore e sul muro di sinistra trovai la lapide con la foto di Attilio Dassogno, poco più di trent’anni, sposato e papà di due bimbi. L’associazione pensò di ritrovarsi a Berbenno nel 60° anniversario della tragedia e fui  particolarmente lieto di trovare nel parroco, don Feliciano Rizzella  un immediato e decisivo consenso nato anche dalla sua sensibilità operosa per le persone  immigrate”.

Il sito minerario Bois du Cazier a Marcinelle, oramai dismesso, fa parte dei patrimoni storici dell’Unesco e qui l’8 agosto di ogni anno la campana “Maria Mater Orphanorum” diffonde 262 rintocchi accompagnati dai nomi delle vittime. Si aggiungono dieci rintocchi in memoria di altri disastri minerari o tragedie sul lavoro Dal 2001  la giornata dell’8 agosto è  stata proclamata “Giornata Nazionale del Sacrificio del Lavoro Italiano nel Mondo”.

 “Oggi – aggiunge il presidente diocesano di Ac – a quei rintocchi se ne devono aggiungere altri in memoria di quanti sono morti  e ancora muoiono in mare, nel deserto e nei campi  della disumanità mentre cercavano e cercano di fuggire dalla guerra, dalla fame, dalla violenza, dall’ingiustizia. Sono rintocchi che dovrebbero risuonare nella coscienza e diventare un monito e un motivo per una più matura e diffusa testimonianza cristiana di condivisione e accoglienza”.