Mattarella: no ai muri

I grandi conflitti interni e le crisi internazionali legate alle migrazioni e al rischio terrorismo si combattono con le ‘armi’ del dialogo e della nostra civiltà. Tocca a Sergio Mattarella aprire i battenti al Meeting, in un incontro che segna un abbraccio forte e sincero con la platea riminese, accolto da un prolungato applauso e salutato da una vera standing ovation alla fine. Il suo, in un Meeting che punta sulla parola ‘tu’ è un intervento tutto incentrato sul «noi» e sulla comprensione dell’altro, sulle differenti visioni come valore, non occasione di scontro. Serve unità, nessuno può farcela da solo.

Visita la mostra sui 70 anni della Repubblica, resta colpito dalle parole di Ferruccio Parri che in una vecchia teca Rai ammette con candore che, da capo provvisorio dimissionario del governo, aveva scoperto la sua inadeguatezza. Riflette Mattarella, forse tornando col pensiero a chi subentrò alle redini del Paese, al «mite e coraggioso» Alcide De Gasperi, che il giorno prima aveva ricordato a Pieve Tesino, suo paese natale. Ma anche qui a Rimini i fatti di 70 anni fa servono a trarre dei moniti per l’oggi. Ricordando quel «confronto democratico», anche aspro, fra i sostenitori della Monarchia e della Repubblica, parla di una «divisone degli orientamenti poi tradotta in una straordinaria forza unitaria». Un insegnamento da non dimenticare alla vigilia di un nuovo referendum costituzionale, che Mattarella non cita, ma che torna a caratterizzare il dibattito con toni non meno laceranti. Invece, ricorda, «è importante quando si riesce a riconoscere i momenti in cui è necessario essere uniti e trovare momenti di convergenza, perché sono la punteggiatura dell’unità del Paese». Sull’immigrazione e sul rischio terrorismo premette che «non ci difenderemo dalla paure alzando muri verso l’esterno» e che non ci si può illudere di risolvere il problema «con un cartello ‘vietato l’ingresso’ ». Ne nasce una polemica dura, a tratti becera – con Matteo Salvini e altri esponenti della Lega – che trascura il resto del suo ragionamento. Quando aveva parlato di «paura comprensibile, che non va sottovalutata». Aggiungendo che «nessuno può augurarsi che si verifichino spostamenti migratori sempre più imponenti», avvertendo però del rischio che questo possa davvero avvenire, «non governando il fenomeno con serietà e senso di responsabilità ». Un ammonimento rivolto a tutti, sia a chi crede di risolvere il problema chiudendo le frontiere, sia a chi crede che lo si possa gestire aprendole indiscriminatamente. «Ci può soccorrere, permettendo di governarlo in sicurezza, soltanto il principio che ci si realizza con gli altri». Puntando a «far crescere sul serio e presto possibilità di lavoro e di benessere nei Paesi in cui le persone hanno poco o nulla». Concetto questo, l’aiuto allo sviluppo nelle terre d’origine, che la stessa Lega, a ben vedere, porta avanti da tempo. In sostanza, dice il capo dello Stato, «ci vuole umanità verso i perseguitati, accoglienza per chi ha bisogno e rispetto delle leggi da parte di chi si approfitta degli esseri umani ». Quanto al terrorismo, «potrà essere sconfitto – si dice convinto – solo con la nostra civiltà», e indica il «dialogo fra le fedi» come «necessità storica».

Nella sua rievocazione storica Mattarella difende anche il processo di scolarizzazione di massa, ricordando come negli anni ’60 la metà degli italiani non avesse neppure concluso la scuola elementare. Nel tempo è stato realizzato un «grande fenomeno di avanzamento sociale», e qui c’è chi coglie una risposta a commentatori, come Angelo Panebianco, che avevano attaccato la Dc per aver trasformato la scuola in una «fabbrica di posti».

Tre giovani studenti, uscendo dal rigoroso cliché istituzionale del Meeting, salgono sul podio per rivolgergli delle domande. Temi concreti, nelle loro parole, le lacerazioni politiche, le differenze fra aree del Paese, le inquietudini per il loro futuro. E ancora una volta Mattarella valorizza le differenze come arricchimento, guardando ai diversi ‘geni’ regionali italiani come espressione, insieme, del composito genio italico, «apprezzato all’estero più di quanto noi pensiamo». Invita dunque gli adulti a investire su di loro: una risorsa più preziosa di qualsiasi crollo di borsa». Ed esorta loro a credere nella propria «creatività» con «inventiva e fantasia». Confida in loro «per rendere l’Italia più robusta solidale e competitiva. La casa comune – conclude Mattarella – in realtà è già la vostra».(A. Picariello-Avvenire)