Milano – Un’altra giornata di super-lavoro per la Centrale operativa della Guardia Costiera, che ieri ha coordinato 23 operazioni di soccorso ai migranti nel Canale di Sicilia, portando in salvo 2.700 persone. In azione anche unità navali della Marina militare, del dispositivo Eunavformed e di ong come Sos Mediterranee, Medici senza frontiere e Moas. Purtroppo, anche ieri si sono contati dei morti. Quindici migranti hanno perso la vita in tre differenti circostanze: sette cadaveri sono stati recuperati dalla Marina Militare durante il salvataggio di 118 superstiti di un gommone in difficoltà, altri sette sono caduti in acqua da un’imbarcazione durante le operazioni di salvataggio, mentre l’ottavo cadavere è stato recuperato a bordo di una piccola imbarcazione diretta verso le coste italiane.
Intanto, oggi al Viminale, il ministro dell’Interno, Angelino Alfano ed il presidente dell’Anci, Piero Fassino, si vedranno per mettere a punto un piano di redistribuzione dei migranti presenti nel sistema di accoglienza.
Sette delle quindici vittime, cinque donne e due uomini, sono cadute in mare durante le operazioni di salvataggio condotte dal Moas e dalla Croce Rossa, «in uno dei soccorsi più difficili dall’inizio della missione congiunta nel Mar Mediterraneo», riferisce una nota del Moas. Altre 183 persone, divise su tre diverse imbarcazioni, sono state salvate dall’equipaggio di Responder nel corso della giornata, mentre 171 sono state trasferite da altre navi di ricerca e soccorso presenti in mare, per un totale di 354 persone attualmente salve a bordo della nave Moas e ora sottoposte alle cure del team medico sanitario di Croce Rossa.
«Dopo aver avvistato un gommone stracarico di persone – raccontano i soccorritori – l’equipaggio di Responder si è avvicinato per cominciare a distribuire i salvagenti come da procedura standard. In un attimo, le persone migranti, a bordo del gommone già pieno d’acqua, sono entrate nel panico – terrorizzate anche a causa dell’abbondante fuoriuscita di gasolio dal motore – e hanno cominciato a gettarsi in acqua per cercare di salvarsi raggiungendo la nave di Moas il prima possibile. Alcuni membri dell’equipaggio si sono lanciati per soccorrere le persone in mare. Alla fine, 134 persone, tra cui 99 uomini, 29 donne e 6 bambini, sono stati tratti in salvo su Responder ». Sulle coste italiane sono così proseguiti gli arrivi dei profughi. Ieri pomeriggio è approdata nel porto di Reggio Calabria la nave “Capitano Michele Fiorillo” con a bordo 119 migranti tra cui due sole donne e 117 uomini adulti. I profughi sono stati soccorsi dal pattugliatore d’altura della Guardia costiera nell’ambito degli interventi davanti alle coste libiche. Non sono stati segnalati particolari problemi di ordine sanitario tra i 119 che provengono da Bangladesh, Marocco, Pakistan, Libia, Senegal, Nigeria e Sudan. Sulla banchina del porto è subito entrata in attività la rete di accoglienza ed assistenza che, con il coordinamento della Prefettura di Reggio Calabria, vede impegnati i medici di frontiera del Ministero della Salute, del servizio 118, i volontari dell’Ordine dei Medici, il coordinamento ecclesiale sbarchi della Caritas diocesana di Reggio Calabria, Croce Rossa e associazioni di volontariato.
La Protezione civile regionale ha allestito la tenda pressurizzata per il trattamento dermatologico dei profughi, che vengono forniti del necessario prima di essere identificati e foto segnalati. Tutti saranno destinati in centri di accoglienza della regione.
Infine, resta «critica» la situazione nell’hotspot di Lampedusa, dove sono ospitati più di mille profughi, rispetto a una capienza massima di circa 480 posti. I posti a disposizione dentro il centro sono attualmente anche meno a causa di un padiglione per 150 persone ancora fuori uso dopo un incendio avvenuto lo scorso maggio. Dai 1.600 dei giorni scorsi il numero è sceso con alcuni trasferimenti che sono avvenuti con aliscafo a gruppi di 150 persone dirette a Porto Empedocle. Il numero che rimane ancora alto lascia immaginare anche delle situazioni difficili di vivibilità all’interno del centro che sono abbastanza precarie come sottolinea Mediterranean Hope, l’associazione di prima accoglienza/ assistenza che opera a favore dei migranti durante gli sbarchi. Intanto secondo quanto riferisce la prefettura, sarebbero previsti altri trasferimenti per snellire numericamente la struttura di prima accoglienza dell’isola. Inoltre a Lampedusa, domenica, sono arrivati anche 38 tunisini che non sono passati dall’hotspot ma sono stati subito trasferiti a Porto Empedocle. (Paolo Ferrario – Avvenire)



