Milano – Due immagini indelebili di bambini in fuga dal loro Paese: il curdo Aylan, inerte sulla spiaggia turca come una bambola rotta, ucciso a 3 anni dal mare mentre con la famiglia cercava salvezza in Europa, e Omran, siriano, vivo ma coperto di polvere e sangue, estratto dalle macerie della sua casa bombardata, che ci guarda stordito come a chiedere un perché. È a queste due immagini che il direttore generale dell’Unicef, Anthony Lake, dedica l’impressionante rapporto intitolato ‘Sradicati’ e dedicato ai bambini costretti per vari motivi a scappare lontano dal loro luogo d’origine: «Pensate che ogni immagine come quelle di Aylan e di Omran rappresenta milioni di altri bambini come loro, in pericolo», ha detto. Ed è vero.
Sono circa 50 milioni nel mondo i minori che fuggono dalla guerra o dalla ferocia di qualche dittatura o di bande criminali, da cataclismi o dalla nera miseria. Sradicati, appunto, nella loro innocenza, vittime di un mondo governato da adulti dissennati. Viaggiano soli (i cosiddetti ‘minori non accompagnati’) o tenuti per mano da chi vorrebbe proteggerli e non sempre riesce. Sono il ventre molle della migrazione, la parte più vulnerabile, a rischio durante l’esodo ma anche all’arrivo, quando cadono facilmente preda di ogni genere di sfruttamento.
Cinquanta milioni di piccoli sradicati nel 2015, dunque – fa sapere l’agenzia Onu per l’infanzia –, il doppio rispetto al 2005, il triplo se parliamo dei minori non accompagnati. Per più della metà, 28 milioni, sono stati i conflitti a farli fuggire dalle loro case: 17 milioni sono rimasti nel loro stesso Paese ma da sfollati, 10 milioni si sono rifugiati all’estero, un altro milione sono richiedenti asilo in attesa di decisione. Che futuro possono avere? Anzi, ci sarà un futuro per loro? Un minore sradicato ‘ha cinque volte più probabilità di non frequentare la scuola rispetto ai suoi coetanei’, dice il rapporto Unicef, ed è ancora Anthony Lake a ricordare che il prezzo «per non aver fornito a questi piccoli le opportunità di istruzione e di una infanzia normale» lo pagheremo tutti, presto o tardi. «La nostra compassione davanti alle immagini di Aylan e Omran deve unirsi ad azioni concrete per ogni singolo bambino», conclude.
Eppure non va così. Che la compassione la pratichino più i poveri che i ricchi è cosa nota, meno nota è la sproporzione tra benessere e accoglienza. Sono i Paesi più poveri al mondo a sostenere il carico maggiore, come spiega Justin Forsyth, vicedirettore Unicef: «Il peso di questa immigrazione senza difese non è distribuito in modo equilibrato, per questo dobbiamo tutti impegnarci di più e condividere l’impegno». Basti pensare che un Paese in ginocchio come il Libano ospita il più grande numero di rifugiati rispetto alla sua popolazione, con un rifugiato ogni 5 abitanti. Facile il confronto: nel Regno Unito 1 persona su 530 è un rifugiato, negli Stati Uniti 1 ogni 1.200. Se poi analizziamo i Paesi secondo i livelli di reddito, troviamo che la Repubblica Democratica del Congo, l’Etiopia e il Pakistan ospitano la più alta concentrazione di rifugiati… Sempre secondo i dati dell’Unicef, la metà dei rifugiati che hanno chiesto asilo nel 2015 sono minori e di questi ben il 45% provengono da Siria e Afghanistan. E hanno presentato richiesta di asilo in 78 Paesi.
In vista del summit dell’Onu sulle migrazioni del 19 settembre, Unicef esorta quindi le nazioni a considerare ‘prioritaria’ l’accoglienza dei minori e soprattutto prova – con i fatti – che ‘laddove ci sono rotte legali e sicure, la migrazione può offrire opportunità sia per i bambini che migrano, sia per le comunità in cui arrivano’. L’analisi sull’impatto delle migrazioni sui Paesi ad alto reddito, infatti, mostra che i migranti hanno dato di più, con tasse e contributi sociali, rispetto all’aiuto che hanno ricevuto. Hanno inoltre ‘riempito le lacune nel mercato del lavoro sia con le persone più specializzate che con quelle meno’, e hanno contribuito alla crescita economica e all’innovazione. Compassione e misericordia dovrebbero essere motivi sufficienti, insomma, ma qualora non bastassero, vegliare su un’immigrazione tutelata e dignitosa ‘conviene’ a tutti, soprattutto a chi accoglie. A partire dal diritto/ dovere a un’istruzione per tutti i bambini che arrivano sulle nostre terre, nostri cittadini di domani, cartina tornasole di quello che saremo in futuro. (Lucia Bellaspiga – Avvenire)



