Migranti: ad Augusta i due piccoli che hanno perso la madre

Augusta La loro mamma non ce l’ha fatta. Quando lunedì mattina, poco prima dell’alba, la nave della missione congiunta Moas Croce Rossa italiana è arrivata vicino al gommone, ormai in avaria e pieno d’acqua, la gente ha cominciato a gettarsi in acqua. Erano disperati, in panico. Nemmeno il tempo di predisporre il soccorso, di preparare i giubbotti di salvataggio: i volontari anche loro hanno dovuto lanciarsi in acqua e cercare di salvare più vite possibili nell’inferno di urla e mani e teste e carburante.

Alla fine, di 150 persone, ne hanno perse 7. Sette cadaveri nell’acqua, cinque donne e due uomini. E tra i vivi, sconvolti, quei due bimbi soli che cercavano la mamma. Una scena ancora più straziante.

C’erano anche quei piccoli orfani del mare tra i 354 migranti sbarcati ieri ad Augusta. La nave Moas Croce Rossa, sempre lunedì, è riuscita a intercettare altre due imbarcazioni. Ora ci vorrà il tempo, e la forza, per chiedere loro di raccontare quello che hanno passato nel viaggio che dall’Africa subsahariana li ha portati in Libia, e poi tra i flutti. È l’ennesimo dramma dei bambini. Con l’ennesimo punto interrogativo su ciò che riserverà ora il futuro. Ormai i minori soli – e lo dice l’UNHCR – rappresentano il 15% degli arrivi e alla fine di luglio quelli sbarcati in Italia erano ben 13.705 (nel 2015 si erano fermati a 12.360). Un esercito che il nostro Paese non ha più strutture né progetti dedicati per gestire. La Sicilia, poi, è al collasso. A Palermo nella notte tra martedì e ieri ne sono arrivati altri 15: pioveva e hanno preferito tenerli sulla nave, invece che sulla banchina, in mezzo ai grandi. Si aggiungono ai 153 della settimana scorsa, soltanto 44 dei quali verranno trasferiti: 30 nel centro locale di Ciminna gestito dalla Caritas, 14 a Bologna. Il resto, in emergenza, lo fa il Comune: «Una parte, circa 25 – ha detto il sindaco Leoluca Orlando – li possiamo accogliere nelle strutture della nostra area metropolitana per gli altri vedremo il da farsi, auspicando che si metta in atto quanto anticipato dal ministero per il piano di distribuzione nazionale».

E nell’attesa di risposte sull’argomento è intervenuto con forza anche il Garante per l’infanzia e l’adolescenza Filomena Albano ricordando come sia fondamentale offrire «una adeguata tutela delle persone di minore età che sono particolarmente vulnerabili. È necessario poter assicurare loro modalità e standard appropriati ai loro specifici bisogni, garantendo uniformità di trattamento ed omogeneità di servizi su tutto il territorio nazionale e in ogni fase dell’accoglienza».