Città del Vaticano -“Dio si annuncia incontrando le persone, con attenzione alla loro storia e al loro cammino. Perché il Signore non è un’idea, ma una Persona viva: il suo messaggio passa con la testimonianza semplice e vera, con l’ascolto e l’accoglienza, con la gioia che si irradia”. A dirlo ieri mattina Papa Francesco, durante la messa celebrata in Piazza San Pietro in occasione del Giubileo dei catechisti. Per il pontefice è l’indifferenza la malattia in cui oggi “siamo caduti”. La malattia dell’egoismo e della mondanità. Una mondanità che “anestetizza l’anima”, come un “buco nero” che “fagocita tutto” e impedisce di “accorgersi degli altri”, spingendo in modo “strabico” a “guardare con riverenza le persone famose”, distogliendo lo sguardo dai “poveri e sofferenti”. Papa Francesco ha sottolineato – davanti ai circa 30 mila presenti, tra cui gli operatori pastorali giunti da tutto il mondo per il loro evento giubilare – che i poveri “sono il centro del Vangelo” e che non aiutarli “è un peccato”, mentre “chi vive per sè non fa la storia”. Un cristiano, invece deve “fare la storia”. “Come servitori della parola di Gesù siamo chiamati a non ostentare apparenza e a non ricercare gloria; nemmeno possiamo essere tristi o lamentosi”, ha detto il pontefice aggiungendo che “non siamo profeti di sventura che si compiacciono di scovare pericoli o deviazioni”; “non gente che si trincera nei propri ambienti, emettendo giudizi amari sulla società, sulla Chiesa, su tutto e tutti, inquinando il mondo di negatività. Lo scetticismo lamentevole non appartiene a chi è familiare con la Parola di Dio”. Il cristiano, ha detto il Papa, “vede bene da vicino, perché è attento al prossimo e alle sue necessità”. “Dinanzi a tanti Lazzaro che vediamo siamo chiamati a inquietarci, a trovare vie per incontrare e aiutare, senza delegare sempre ad altri o dire: ‘Ti aiuterò domani, oggi non ho tempo, ti aiuterò domani’. E questo è un peccato. Il tempo per soccorrere gli altri è tempo donato a Gesù, è amore che rimane: è il nostro tesoro in cielo, che ci procuriamo qui sulla terra”.



