Milano – Sono di giorno in giorno più agghiaccianti i racconti dei superstiti del naufragio in Egitto. Mentre il bilancio dei morti sale a 178 – oltre 600 le persone stipate nel peschereccio affondato – il 63 migranti salvati raccontano che gli scafisti avevano cominciato a gettare in mare i migranti di origine subsahariana prima di affondare. “Quando abbiamo visto che stavamo affondando abbiamo chiesto a uno dei responsabili di fare qualcosa – ha raccontato uno dei sopravvissuti al quotidiano locale ‘Shorouk’ – Il proprietario della barca ha ordinato di gettare in mare i sudanesi, i somali e gli etiopi nascosti nella stiva”. L’imbarcazione si è poi ribaltata causando la morte di 178 persone. Ma il bilancio del naufragio, avvenuto davanti alle coste egiziane, in prossimità di Kafr el Sheikh, nel Delta del Nilo, purtroppo, sembra ancora provvisorio. Secondo le informazioni filtrate dalla stampa locale l’imbarcazione si sarebbe capovolta a causa dell’alto numero di passeggeri. Fonti del quotidiano ‘Aswat Masriya’ hanno fatto sapere che i proprietari della barca, insieme ai trafficanti di esseri umani, avrebbero consentito ai migranti di imbarcarsi per raggiungere, presumibilmente l’Italia, in seguito al pagamento di 2.000-3000 dollari. Le indagini hanno permesso di individuare i presunti quattro proprietari della barca, che sono stati posti in custodia cautelare per quattro giorni, per consentire il lavoro degli investigatori. Mentre proseguono le operazioni per cercare eventuali vittime del naufragio, il quotidiano locale ‘Shorouk’ ha pubblicato alcune foto dei presunti sopravvissuti ammanettati ai letti di ospedale. Non è chiaro se si tratti di migranti o dei presunti scafisti. Allo stato attuale non esiste una legislazione specifica in merito all’immigrazione clandestina. (Avvenire)



