Roma – “Dobbiamo superare il cliché di parlare di migranti come numeri: raccontiamo le loro storie, i loro viaggi, le loro esperienze. Edificano le comunità che accolgono e fa bene al mondo”. Lo dice in una nota suor Neusa de Fatima Mariano, superiora generale delle scalabriniane, congregazione missionaria che sin dalla sua fondazione si occupa dell’assistenza ai migranti. “L’incontro a Lampedusa tra monsignor Jean Paul Jaeger, Vescovo della diocesi di Arras, dove si trova Calais, tra il Cardinale Francesco Montenegro, Arcivescovo di Agrigento e il Vescovo Mons. Guerino Di Tora, Presidente della Fondazione Migrantes della CEI, conferma che la Chiesa è unita con le sue comunità per affrontare il problema e che da tempo chiede all’Europa di individuare quelle soluzioni idonee per definire non una ‘emergenza’ ma una normale richiesta di aiuto di gente che fugge da povertà, guerre, da situazioni insostenibili scatenate dagli stessi uomini – ha proseguito suor Neusa de Fatima Mariano, superiora generale. La politica ha le sue responsabilità ma i media devono capire se continuare questo lavoro può portare a grandi danni perché scatena ansie inutili”. A Jundiaì (Brasile), le suore scalabriniane hanno organizzato proprio la scorsa settimana un incontro internazionale della Commissione scalabriniana della comunicazione. Dall’Europa e dall’America, gli operatori dell’informazione si sono confrontati con il coordinamento di suor Elizabeth Pedernal, consigliera generale della Congregazione. “Il nostro è stato un confronto profondo, che ha lavorato per tracciare le modalità di nuovi linguaggi per parlare di migrazione – ha spiegato suor Elizabeth – E’ fondamentale, però, affrontare il tema dell’uso di una terminologia adeguata e di tecniche che possano evitare due ‘derive’: la prima, quella per la quale la migrazione sia fatta solo di numeri, la seconda, quella fatta da ansie inutili ingenerate dai media. L’essere umano è sempre stato migrante: è un dato di fatto”. A partecipare al meeting, anche il professor Luiz Claudio Ferreira, docente di giornalismo del Centro universitario di Brasilia (Uniceub). “I media trattano le migrazioni sempre come una crisi e in tono allarmistico rafforzando alcune cornici ideologiche. Ci sono preconcetti legati all’origine, al genere, alle etnie, al credo religioso – ha spiegato il docente – E’ fondamentale umanizzarne i contenuti e affidare alle comunicazioni la forza dell’incontro, come ci ricorda Papa Francesco.



