Chiese in Svezia: per il rispetto dei diritti dei minori immigrati

Stoccolma –  Anche i bambini immigrati devono poter essere sostenuti nella loro crescita spirituale. È quanto, in sostanza, chiede il Consiglio delle Chiese di Svezia che commenta uno studio del Ministero per gli Affari Sociali relativo al livello di adesione della legislazione nazionale ai parametri posti dalla Convenzione universale per i diritti dell’infanzia. Secondo l’organismo ecumenico, che raggruppa tredici denominazioni cristiane, lo studio non offre una chiara definizione di «religione e di sviluppo spirituale» e lascia alcune ambiguità, per esempio, nei casi di bambini affidati alle cure dei servizi sociali. Questione molto sentita in Svezia, se si tiene conto che soltanto nel corso del 2015 sono arrivati nel paese ben 35.000 minori non accompagnati provenienti da Medio oriente e Africa (Afghanistan, Siria, Iraq, Somalia, Eritrea, Etiopia). «Le strutture deputate avrebbero l’autorizzazione a curare l’aspetto religioso e spirituale dello sviluppo dei bambini?», si domanda il Consiglio delle Chiese. Ed, eventualmente, aggiungono, ne avrebbero le competenze anche quando si tratta di bambini che provengono da contesti diversi dalla religione maggioritaria? Per questo le Chiese sostengono che per rispondere adeguatamente al diritto dei fanciulli lo stato deve «stabilire una collaborazione con i rappresentanti religiosi», affinché «la Convenzione sia pienamente rispecchiata nella legislazione svedese».