Roma – Nel “Ghetto dei Bulgari” ora è arrivata l’acqua potabile. Da martedì pomeriggio la Regione Puglia ha deciso l’invio quotidiano di un’autobotte nella baraccopoli in località La Pesciola, comune di Foggia, dove all’inizio della bella stagione arrivano ormai da dieci anni circa 800 braccianti stagionali bulgari, che si accampano in un terreno privo delle strutture essenziali. Baracche di tavole e teli di plastica, latrine all’aperto, cumuli di immondizia. E, fino a pochi giorni fa, nemmeno una fontanella. Quella più vicina era a qualche chilometro. In Regione assicurano che è solo l’avvio di un percorso per restituire dignità.
È il primo segnale concreto di attenzione delle istituzioni pubbliche in questo angolo di Terzo mondo, dove vivono per mesi centinaia di rom che arrivano dalla città di Sliven. Molte famiglie in macchina, col traghetto dalla Grecia. Una condizione di sfruttamento che li accomuna ai tanti migranti schiavizzati dai “caporali” locali. Il dramma nel dramma è la presenza dei bambini, che le famiglie devono portarsi in Italia dove raggranellano qualche centinaio di euro per sopravvivere d’inverno in patria. Mentre i genitori si spezzano la schiena nei campi – 25 euro per raccogliere in 10 ore quasi 5 tonnellate di pomodori – i bambini passano la giornata abbandonati tra polvere e immondizia. La stagione sta finendo e molti sono partiti: ora sono circa 250. A sollevare il caso erano state le denunce dell’Associazione 21 luglio cui Avvenire a inizio settembre aveva dato ampio spazio. Una visibilità mediatica che sembra avere smosso le istituzioni. Stefano Fumarulo in Regione Puglia è il direttore della sezione Sicurezza del cittadino, politiche per le migrazioni ed antimafia sociale: «Il problema – spiega Fumarulo – è che la provincia di Foggia pullula di ghetti. E i comuni spesso si rimpallano addirittura la competenza territoriale. Comunque su tutti intendiamo agire per tutelare chi è costretto a viverci. Più di una settimana fa ho inviata una pec, un’email certificata, al vicesindaco di Foggia che è anche assessore al welfare. Attendo una risposta. Ma intanto mi sono attivato».
Dopo gli articoli di Avvenire , dice il dirigente, «il tribunale dei minori di Bari s’è improvvisamente accorto del caso e ha aperto fascicoli cautelari civili. I genitori sono preoccupati che i servizi sociali del comune di Foggia arrivino e portino via i bambini, ipotesi che vedo poco credibile. Mi hanno telefonato preoccupati vari politici foggiani: io sto in Regione da dieci mesi, loro in Comune da anni e non si erano accorti di nulla? Ora stiamo formalizzando una collaborazione con RomAct, la rete del Consiglio d’Europa per i rom. E c’è un’intesa col sociologo delle migrazioni Antonio Ciniero dell’Università di Lecce. Andremo a Sliven per attivare un percorso condiviso: non vogliamo imporre nulla, ma alcune regole devono essere chiare, a tutela dei minori. Stiamo pensando a moduli abitativi temporanei, a immobili regionali da ristrutturare, anche all’eventuale disponibilità di strutture del patrimonio ecclesiale. Certo in quelle condizioni non possono vivere. Questione di dignità». (Luca Liverani – Avvenire)



