Fatima – Nella Chiesa cattolica, i fedeli di rito latino e delle Chiese orientali cattoliche, sono sempre a casa ovunque si trovino sul continente europeo. Sono tutti figli di un’unica Chiesa e insieme annunciano la gioia del Vangelo di Cristo. È con questa rinnovata consapevolezza che si è concluso l’incontro, promosso dal Consiglio delle Conferenze Episcopali Europee (CCEE), svoltosi a Fatima dal 20 al 23 ottobre. Ai lavori, sul tema “La cura pastorale dei fedeli delle Chiese orientali cattoliche
nei Paesi dell’Europa occidentale” hanno preso parte vescovi delle Chiese orientali cattoliche in Europa, insieme a rappresentanti di alcuni episcopati occidentali.
Al centro del messaggio finale l’indicazione dell’odierno «fenomeno migratorio» come «opportunità per la Chiesa, perché apre al dono dell’accoglienza», da vivere come occasione per testimoniare «ciò in cui crediamo» vale a dire «che la Chiesa non è una realtà ripiegata su se stessa bensì permanentemente aperta alla dinamica missionaria ed ecumenica, perché inviata al mondo ad annunciare e testimoniare, attualizzare ed espandere il mistero di comunione che la costituisce: a raccogliere tutto e tutti in Cristo». Nel documento finale si sottolinea inoltre la vicinanza «a quanti soffrono gravemente a causa della violenza e della guerra che continua a turbare tanti popoli, in particolare l’Ucraina e il Medio Oriente» e si indicano, come insegna il Papa, le parole «perdono, dialogo, riconciliazione» come vocabolario della pace, che non può esserci «senza la conversione del cuore».
«Perciò – continua il testo – vogliamo essere operatori di riconciliazione e di pace, impegnandoci a ricostruire l’armonia là dove si è spezzata. Seguendo l’eroico esempio dei pastorelli di Fatima, vogliamo continuare a pregare e a far penitenza per invocare da Cristo il dono della sua pace, senza mai stancarci, auspicando una pace non disgiunta dai doveri della giustizia, alimentata dal sacrificio, dalla carità, dalla misericordia».



