Associazione 21 luglio: in Italia quasi 20.000 minori rom vivono in emergenza abitativa e in condizioni di povertà assoluta

Roma – Nella Giornata dedicata alla tutela e alla salvaguardia del benessere del bambino, Associazione 21 luglio denuncia la condizione di povertà assoluta e marginalità sociale dei circa 20.000 minori rom che in Italia vivono in emergenza abitativa all’interno di baraccopoli formali e informali. Per celebrare questa giornata ripartendo dall’infanzia che vive nella morsa del disagio e della povertà, il 21 novembre presso la Sala della Protomoteca del Campidoglio a partire dalle 17.30, Associazione 21 luglio organizzerà il convegno “Figli delle baraccopoli. Restituire il sogno perduto” e presenterà il nuovo report “Uscire per sognare. L’infanzia rom in emergenza abitativa nella città di Roma”. Per questi minori, i “figli delle baraccopoli”, l’aspettativa di vita media è di circa 10 anni in meno rispetto al resto della popolazione, denuncia l’associazione:  “dalla nascita sono esposti al rischio di malnutrizione e malattie infettive quali scabbia e tubercolosi, oltre che di infezioni virali, micotiche e veneree. Tra gli adolescenti si registra un’elevata diffusione delle cosiddette “patologie da ghetto”, come ansia e depressione, e un consumo considerevole di alcool e stupefacenti. L’accesso all’istruzione, a partire dalla scuola dell’infanzia, è limitato e incostante. Nonostante nell’articolo 28 della Convenzione sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza l’istruzione primaria gratuita sia riconosciuta come un diritto fondamentale di tutti i bambini, in Italia in un caso su 5 i minori che oggi vivono in un insediamento non inizieranno mai il percorso scolastico; solo nell’1% dei casi avranno la possibilità di frequentare le scuole superiori e le probabilità di accedere ad un percorso universitario sono ridotte a zero”.

Nonostante l’Italia abbia ratificato nel 1991 la Convenzione sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza approvata nel 1989 dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, fino ad ora “non sono state applicate politiche nazionali e locali capaci di offrire una risposta adeguata a questa condizione allarmante”, spiega l’associazione  che ribadisce come “il primo passo necessario per restituire i diritti fino ad oggi negati a questi 20.000 minori, sia quello di individuare percorsi inclusivi di uscita e di superamento delle baraccopoli. La questione abitativa è infatti alla radice del disagio: finché questi minori cresceranno tra cumuli di rifiuti in condizioni igienico-sanitarie allarmanti, nelle periferie estreme delle città e lontani dai servizi, privati degli spazi idonei per lo studio e per il gioco, sarà impossibile costruire per loro un nuovo futuro fondato sui diritti e su una piena cittadinanza”.