Torino – I saperi per combattere la paura. Quella che provano i migranti, nel loro arrivare in una terra lontana dopo un viaggio terribile e pericolosissimo. E quella delle cosiddette “comunità spaventate”, che per motivi geografici o sociali si sentono indifese rispetto all’arrivo di persone culturalmente molto differenti. La Rete italiana di cultura popolare, l’Ufficio pastorale migranti della diocesi di Torino e la cooperativa sociale Progetto tenda, con l’aiuto della Fondazione Crt, stanno realizzando il primo archivio digitale in Italia per la raccolta dei saperi dei migranti e dei nuovi cittadini, patrocinato dal Consiglio d’Europa e dal Network delle città italiane interculturali.
Il progetto, presentato al Sermig in occasione del Festival dell’oralità popolare, crea uno strumento di innovazione culturale, basato su un portale che faciliti l’incontro fra le diverse culture attraverso la pratica del “sapere fare”. Le competenze raccolte, professionali o amatoriali (dalla lavorazione del legno alla costruzione di macchinari, dal saper raccontare una favola al costruire giochi per bambini) diventano così proposte di integrazione con i saperi italiani, oltre a garantire la preservazione delle culture dei nuovi cittadini. La raccolta delle informazioni avviene in sede di colloquio.
«Il questionario – racconta Sara Negarville, vicepresidente della cooperativa Progetto tenda – viene
proposto a persone stabilmente in città che appartengono a comunità meno rappresentate a Torino, come il Pakistan, l’Afghanistan e i paesi dell’Africa centro occidentale. Chi incontriamo spesso porta saperi personali insospettabili, anche di alto livello: c’è chi ha competenze estremamente tecniche di un certo mestiere, chi ha acquisito eccezionali conoscenze artigianali e chi possiede saperi di cultura popolare legati soprattutto ai riti di passaggio della vita». Tra di loro, molti artisti, fotografi, cantanti e persino videomaker: «È un progetto di profonda valenza socio-culturale. Il migrante non è più soltanto un assistito e l’operatore sociale si mette in relazione per connettersi all’altro in chiave paritetica». Il database verrà proposto alle istituzioni e alle associazioni di categoria. Tra le capacità professionali proposte, qualcuna potrebbe risultare utile anche aziende. «Ha già aderito la Camera di Commercio di Torino – assicurano gli organizzatori – con l’intenzione
di portarlo all’attenzione della rete nazionale. Possiamo tranquillamente affermare che Torino è davvero una città laboratori anche sul sociale. Enti diversi si aggregano per la creazione di una piattaforma comune che metta in condivisione le competenze dei migranti. Il fine è anche di comprendere le loro storie e, quindi, di comprendere le persone che si nascondo in quelle storie». (Danilo Poggio – Avvenire)



