È strage in mare: 103 annegati

Milano – Il Canale di Sicilia resta per i migranti il tratto di mare più pericoloso al mondo. L’ultimo naufragio ha visto colare a picco un gommone nella notte tra mercoledì e ieri, 30 chilometri al largo della Libia. Il bilancio provvisorio è gravissimo: su 130 persone a bordo, come ha riferito Medici senza Frontiere, 27 persone sono state messe in salvo. Almeno sei i corpi recuperati. Gli altri sono tutti dispersi. I sopravvissuti sono stati trasferiti sulla Bourbon Argos, di Medici senza frontiere. Hanno riferito che altre 90 o 100 persone si trovavano con loro. Un numero «plausibile, dato che queste barche sono sempre le stesse, lunghi gommoni che di solito trasportano 120-130 persone », ha spiegato il responsabile dei progetti di Medici Senza Frontiere Italia, Loris De Filippi. «In quel momento ho pensato che stavamo per morire – ha raccontato Abdoullae Diallo, un senegalese di 18 anni che è tra i 27 sopravvissuti – sapevo che non eravamo vicini all’Italia e senza un motore non potevamo andare lontano. Il trafficante ci ha detto che saremmo stati soccorsi, ma sentivo che saremmo morti». Molti dei sopravvissuti hanno ustioni chimiche su diverse parti del corpo, provocate dal contatto con il combustibile. «Sono tristi, scioccati e traumatizzati – spiega Elisa Compagnone, psicologa che si occupa dei migranti a bordo della nave di Msf – vogliono solo riposarsi e dimenticare».

Mercoledì le autorità greche avevano trovato al largo dell’isola di Taso, nel nord del Mar Egeo, una barca alla deriva con 19 persone a bordo, quattro di loro senza vita. «Le condizioni sono terribili e la gente continua comunque a mettersi in mare, questo la dice lunga su quanto queste persone siano disperate», ha sottolineato De Filippi. Preoccupazione è stata nuovamente espressa da Papa Francesco, che ha definito l’emergenza dei flussi migratori un «problema drammatico per l’umanità. La Santa Sede e le Chiese locali stanno facendo sforzi straordinari per affrontare questa situazione, cercando la pace nelle regioni e nei paesi in guerra e promuovendo lo spirito di accoglienza; ma non sempre si riesce a ottenere tutto quello che si vuole».

Solo tre giorni fa un altro gommone era naufragato a 30 miglia dalle coste africane. Ben sei i morti con 144 persone stremate dal viaggio e portate in salvo. Molte persone erano traumatizzate, coperte di benzina e piangevano, manifestando grande riconoscenza per essere state salvate.

L’emergenza è continua, tanto che secondo Frontex circa 27.500 migranti sono sbarcati sulle coste italiane nel mese di ottobre, il dato mensile più alto registrato nel mar Mediterraneo centrale e più del doppio del mese precedente. Secondo il Ministero dell’Interno il totale dell’anno si sta velocemente avvicinando al record del 2014 di 170mila migranti. Il diritto all’asilo politico resta però uno dei fronti più controversi all’interno dell’Unione Europea. Gli stati membri cercano un’intesa sulla riforma del sistema comune, ma l’obiettivo non appare alla portata. Lo ha confermato il commissario europeo per l’Immigrazione, Dimitris Avramopoulos. Arrivando in Consiglio europeo per la cena informale dei Ventotto, Avramipoulos sulla gestione dei richiedenti asilo ha detto che «dobbiamo trovare un giusto equilibrio tra solidarietà, responsabilità ed efficacia». Ma prima ancora occorre trovare «comprensione e fiducia reciproca, gli anelli mancanti » della strategia dell’Ue. Divisioni e tentennamenti che restano il migliore alleato dei trafficanti di uomini. (Nello Scavo – Avvenire)