Migrantes Emilia Romagna: nuovi problemi e sfide

Bologna  – Si è tenuta nei giorni scorsi a Bologna la riunione della consulta regionale Migrantes, l’organismo che riunisce i direttori degli uffici diocesani per i migranti dell’Emilia–Romagna. All’incontro erano stati invitati i sacerdoti e gli operatori pastorali delle comunità cattoliche africane organizzate nel territorio regionale. È stata una preziosa occasione per rafforzare la collaborazione pastorale nel territorio, segnata in questo periodo soprattutto dall’arrivo di numerosi richiedenti asilo provenienti dall’Africa sub–sahariana. La presenza di comunità già radicate nel nostro territorio è molto preziosa infatti per offrire un accompagnamento spirituale a persone che giungono in regione dopo un percorso umano devastante. Uno degli elementi che è stato sottolineato con forza è la necessità di collaborare con le chiese africane alla diffusione di notizie corrette riguardo all’avventura migratoria, perché numerosi nuovi arrivati raccontano apertamente di  essere stati attratti dal fascino di illusioni veicolati da media corrotti al soldo di organizzazioni criminali che speculano in molti modi su questa ondata migratoria. Ci si è molto interrogati inoltre sugli atteggiamenti di diffidenza, se non perfino di ostilità di alcune parti anche del nostro territorio, come è il caso di Gorino nel ferrarese. Si è concordato sul fatto che non ci si può limitare a un atteggiamento di giudizio. Questi episodi sono segnali di una paura che deve essere riconosciuta e affrontata, attraverso una capillare opera di informazione e di formazione. Risulta ancora in gran parte poco conosciuto e utilizzato lo strumento del vademecum realizzato da Caritas e Migrantes che offre linee molto concrete di intervento per realizzare una accoglienza diffusa nelle comunità cristiane ed evitare la soluzione (giudicata poco positiva) della concentrazione di migranti in strutture numerose. Le comunità africane dal canto loro, chiedono alle diocesi maggiore disponibilità anche nell’utilizzo delle chiese e degli spazi pastorali, che spesso sono offerti dalle

parrocchie sulla base della loro disponibilità. Molti dei nuovi arrivati, infatti, chiedono con forza di essere aiutati a riunirsi in preghiera e di poter raccontare la propria esperienza. Con un certo sgomento registriamo infatti il pullulare in tutte le nostre città di sette evangeliche che nascono da questa esigenza di spiritualità e socializzazione. A dare un quadro più completo del fenomeno, il recentissimo rapporto sulla protezione internazionale, che registra l’acuirsi e la cronicizzazione di molte situazioni di guerra. Nel mondo, nel corso del 2015, sono state costrette a fuggire dalle loro case, circa 34mila persone al giorno: in media 24 persone al minuto. Altri motivi di fuga sono costituiti dalle disuguaglianze economiche, dalle disuguaglianze nell’accesso al cibo e all’acqua, dal fenomeno del cosiddetto land grabbing (la sottrazione di terreni produttivi nei paesi più poveri) e dall’instabilità creata dagli attentati terroristici. Nello scenario mondiale, i Paesi che accolgono il maggior numero di rifugiati si trovano in regioni in via di sviluppo. La Turchia si conferma il Paese che ospita il maggior numero di rifugiati con 2,5 milioni di persone accolte, rispetto agli 1,6 milioni dello scorso anno; la Siria è il primo paese di origine con 4,9 milioni di rifugiati. (Andrea Caniato – Direttore Migrantes Bologna)