Milano – Ormai è diventato un cimitero. È il “cimitero Mediterraneo”. Quelle traversate in mare piene di speranza per migliaia di migranti che fuggono dalla guerra, dalla fame e dalle persecuzioni, si trasformano in un’ecatombe. I numeri sono drammatici. Secondo la stima dell’OIM, l’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni, almeno 4.164 persone sono morte nel Mediterraneo nel 2016. Quasi 1.100 in più rispetto al bilancio di 12 mesi del 2015.
Ma i numeri sono destinati ad aumentare ancora una volta. Ieri infatti si è registrato l’ennesimo naufragio al largo della Libia. “Abbiamo visto decine di persone annegate»”, raccontano i 117 superstiti salvati dall’equipaggio della Responder, la nave soccorso dell’organizzazione umanitaria Moas. Tra le vittime ci sarebbe anche una donna, madre di due bambini fortunatamente salvi. Sul gommone semiaffondato i soccorritori hanno anche recuperato il corpo senza vita di un migrante. «I sopravvissuti, ancora in stato di profondo choc ed estremamente provati, sono al sicuro sulla Responder, mentre il team della Croce Rossa a bordo si è occupato dei casi più gravi di ipotermia” fanno sapere da bordo della nave.
Ma quella del Moas non è stata l’unica operazione di soccorso in mare. Complessivamente, a fine giornata, sono infatti 1.397 i migranti salvati in mare in 12 distinte operazioni coordinate dalla centrale operativa della Guardia costiera italiana. Nel corso dei salvataggi sono stati anche recuperati 8 cadaveri trovati su due gommoni. I migranti si trovavano a bordo di 5 gommoni,
un barcone e 6 barchini in legno. Ma c’è anche un altro disperso.



