Migrantes Torino “preoccupati per una escalation di violenza che potrebbe verificarsi”

Torino –  “Ci preoccupa l’escalation di violenza che potrebbe verificarsi. Nonostante le situazioni di difficoltà, finora non c’erano mai stati episodi gravi sul fronte dell’ordine pubblico”. È quanto afferma Sergio Durando, direttore dell’ufficio Migrantes di Torino, commentando ciò che è accaduto nelle ultime ore all’ex Moi di Torino, nei pressi delle quattro palazzine nell’ex villaggio olimpico di via Giordano Bruno nelle quali hanno trovato accoglienza 1.500 rifugiati. “Mercoledì sera sono state buttate delle bombe carta in prossimità delle strutture dove vivono i rifugiati, sostanzialmente persone uscite dai percorsi di prima accoglienza e che si sono ritrovati per strada”, racconta Durando, spiegando, riferisce l’agenzia SIR – che le palazzine “sono occupate abusivamente, senza riscaldamento e con condizioni di vita precarie visto anche il numero crescente di persone negli alloggi”. “Ciò che è avvenuto è una forma di provocazione e, di fronte ad aggressioni, gli abitanti delle palazzine hanno risposto scendendo in massa in strada, rovesciando cassonetti. Poi è intervenuta la polizia”. Rispetto alla situazione dell’ex Moi, “la città di Torino sta cercando di dare una soluzione”, prosegue il direttore di Migrantes, evidenziando che “la prospettiva non è quella di uno sgombero di 1.500 persone ma di un censimento che porti a percorsi di accompagnamento all’autonomia di queste persone”.

Sul fronte dell’accoglienza, Durando sottolinea come “la Chiesa torinese è molto attiva, con l’accoglienza di molti rifugiati nelle parrocchie e nelle famiglie”. “Non c’è stata solo ospitalità, dando un tetto. Ma c’è un accompagnamento nel lavoro, nell’integrazione”, prosegue, sottolineando che il progetto “Rifugio diffuso”, attivo dal 2008 e ora gestito da Migrantes, “è un’esperienza molto interessante di affidamento in famiglia per le ricadute non solo per di chi è accolto ma per chi accoglie”. “Se in questi giorni le tensioni dell’ex Moi fanno rumore – conclude Durando – c’è comunque un tessuto di accoglienza che nella città, nella diocesi e nelle parrocchie di Torino va oltre la paura portando avanti esperienze di incontro e inclusione”.