Città del Vaticano – “E’ importante che il periodo trascorso all’estero diventi una occasione di crescita umana e culturale per gli studenti e sia per loro un punto di partenza per tornare nel Paese di origine a dare il loro contributo qualificato e anche la spinta interiore a trasmettere la gioia della buona notizia”. A dirlo questa mattina è stato Papa Francesco ricevendo, nella Sala Clementina i partecipanti al IV Congresso Mondiale di pastorale per gli studenti internazionali promosso dal Pontificio Consiglio per i migranti e gli itineranti sul tema “Evangelii Gaudium di Papa Francesco e sfide morali nel mondo intellettuale degli studenti internazionali verso una società più sana”.. Per il papa l’obiettivo da tenere presente è proprio quello di “costruire una società più sana”: è “importante – ha detto – che le nuove generazioni vadano in questa direzione, si sentano responsabili della realtà in cui vivono e artefici del futuro”.
Per Papa Francesco oggi le “sfide morali da affrontare sono molte e non è sempre facile lottare per l’affermazione della verità e dei valori, soprattutto quando si è giovani. Ma con l’aiuto di Dio, e con la sincera volontà di fare il bene, ogni ostacolo può essere superato. Sono contento – ha aggiunto davanti ai giovani provenienti da 35 nazioni dei Cinque Continenti – perché, se siete qui, è per dimostrare che le sfide non vi fanno paura, ma vi spronano a lavorare per costruire un mondo più umano. Non fermatevi mai e non scoraggiatevi, perché lo Spirito di Cristo vi guiderà, se ascolterete la sua voce”. Lo studio deve servire “per il bene dell’umanità”, ha spiegato sottolineando che alla concezione moderna dell’intellettuale, impegnato nella realizzazione di se stesso e in cerca di riconoscimenti personali, spesso senza tener conto del prossimo, è necessario “contrapporre un modello più solidale, che si adoperi per il bene comune e per la pace. Solo così il mondo intellettuale diventa capace di costruire una società più sana”. Infatti, ha ricordato, “chi ha il dono di poter studiare ha anche una responsabilità di servizio per il bene dell’umanità. Il sapere è una via privilegiata per lo sviluppo integrale della società; e l’essere studenti in un Paese diverso dal proprio, in un altro orizzonte culturale, permette di apprendere nuove lingue, nuovi usi e costumi. Consente di guardare il mondo da un’altra prospettiva e di aprirsi senza paura all’altro e al diverso. Questo porta gli studenti, e chi li accoglie, a diventare più tolleranti e ospitali”. Il pontefice ha quindi chiesto di perseguire “un’educazione che insegni a pensare criticamente e che offra un percorso di maturazione nei valori”, perché “in questo modo, si formano giovani assetati di verità e non di potere, pronti a difendere i valori e a vivere la misericordia e la carità, pilastri fondamentali per una società più sana”. L’arricchimento personale e culturale permette ai giovani di “inserirsi più facilmente nel mondo del lavoro, assicurandosi un posto nella comunità e diventandone parte integrante”. Che qualcuno scelga liberamente di andare a specializzarsi e a lavorare all’estero – ha evidenziato Bergoglio – è “cosa buona e feconda; invece è doloroso che giovani preparati siano indotti ad abbandonare il proprio Paese perché mancano adeguate possibilità di inserimento. Quello degli studenti internazionali è un fenomeno non nuovo, tuttavia intensificatosi a causa della cosiddetta globalizzazione, che ha abbattuto i confini spazio-temporali, favorendo l’incontro e lo scambio tra le culture. Ma anche qui assistiamo a risvolti negativi, come l’insorgere di certe chiusure, meccanismi di difesa di fronte alla diversità, muri interiori che non permettono di guardare il fratello o la sorella negli occhi e di accorgersi dei suoi reali bisogni. Anche tra i giovani – e questo è molto triste – può insinuarsi la ‘globalizzazione dell’indifferenza’, che ci rende ‘incapaci di provare compassione dinanzi al grido di dolore degli altri’. Così, capita che questi effetti negativi si ripercuotano sulle persone e sulle comunità”. Invece “vogliamo scommettere che il vostro modo di vivere la globalizzazione può produrre esiti positivi e attivare grandi potenzialità. Infatti voi studenti, passando del tempo lontano dal vostro Paese, in famiglie e contesti differenti, potete sviluppare una notevole capacità di adattamento, imparando a essere custodi degli altri come fratelli e del creato come casa comune, e questo è decisivo per rendere il mondo più umano. I percorsi formativi possono accompagnare e orientare voi giovani studenti in questa direzione, e possono farlo con la freschezza dell’attualità e l’audacia del Vangelo, per formare nuovi evangelizzatori pronti a contagiare il mondo con la gioia di Cristo, sino ai confini della terra”. Da qui l’incoraggiamento, citando Giovanni Paolo II, a essere
“sentinelle del mattino”, a esserlo “ogni giorno, con lo sguardo rivolto a Cristo e alla storia. Così – ha concluso – riuscirete ad annunciare la salvezza di Gesù e a portare la sua luce in un mondo troppo spesso oscurato dalle tenebre dell’indifferenza, dell’egoismo e della guerra”.
In Italia gli studenti internazionali iscritti ai corsi di laurea e di laurea magistrale negli atenei, nell’anno scolastico 2014-2015, sono il 4,3% dell’intera popolazione universitaria: circa 71.500. Considerando solo gli studenti venuti dal proprio Paese per iscriversi negli atenei italiani (autentici “studenti internazionali”) il numero scende a 38.700 e la percentuale sul totale si riduce al 2,3%. (Raffaele Iaria)



