Catanzaro – In Calabria risiedono 91.354 stranieri; la provincia che accoglie il maggior numero di immigrati è Cosenza (30.275), seguita da Reggio Calabria con 29.129; a Catanzaro vivono 16.175 stranieri, a Crotone 9.063 e a Vibo 6.712. L’etnia più numerosa è quella rumena (34,5%), segue il Marocco (15,4%), l’Ucraina (6,8%), la Bulgaria (6,7%), l’India (4,5%). Questi i dati al primo gennaio 2015 del XXV Rapporto Immigrazione 2015 di Caritas Italiana e Fondazione Migrantes, presentato al Seminario “San Pio X” di Catanzaro con particolare attenzione ai dati relativi al fenomeno migratorio in Calabria. Ad aprire i lavori nell’aula magna del Seminario “San Pio X” il vescovo di Lamezia Terme Mons. Luigi Cantafora, delegato della Conferenza Episcopale Calabra per la Carità, che ha evidenziato: “Il fenomeno dell’immigrazione che stiamo vivendo in questi anni è un dramma epocale. Ci sentiamo immersi nell’insicurezza generale a causa della non conoscenza reale delle effettive intenzioni dei nostri fratelli stranieri. Bisogna vincere il clima di paura ed incrementare la pratica quotidiana della cultura del dialogo”. All’incontro è intervenuto il direttore generale della Fondazione Migrantes Mons. Gian Carlo Perego che ha ribadito “Sul territorio italiano vivono 5 milioni e 24 mila immigrati. La loro presenza è in calo al Nord mentre l’immigrazione cresce al Sud. Non dobbiamo lasciare ai margini della nostra società queste persone, impegnare gli immigrati nei servizi sociali. Non dobbiamo subire la realtà ma dobbiamo avere la capacità di generare, integrare, includere, riorganizzare la nostra vita associativa. In questo modo un Paese si rigenera grazie all’incontro con altre culture”. Nelle scuole abbiamo oltre 800 mila studenti di 196 nazionalità diverse, senza di loro molti istituti avrebbero chiuso e molti insegnanti sarebbero senza lavoro. Sono 650 mila le persone che hanno acquisito la nazionalità italiana. Da distinguere gli immigrati che fuggono da guerre e carestie e altre calamità e i migranti economici che stanno cambiando il mondo, ha detto Perego evidenziando che in evoluzione è anche il mondo della famiglia, un tema fondamentale. Nelle parrocchie italiane sono nati 3mila doposcuola. Alla luce del fenomeno migratorio la scuola va “ripensata: basti pensare che a Prato è stata introdotta come seconda lingua il cinese per la massiccia presenza di cinesi sul territorio”. Il Rapporto Immigrazione aiuta a leggere la geografia del mondo nella sua continua evoluzione. L’ora di religione nelle scuole diventi “momento di dialogo e confronto tra diverse fedi e culture. La cultura dell’incontro valorizzi il patrimonio dell’accoglienza e dell’integrazione”. Mons. Domenico Graziani, arcivescovo di Crotone Santa Severina e delegato Migrantes della Conferenza dei vescovi calabri ha sottolineato che la Chiesa italiana è “chiamata ad adottare i criteri dell’integrazione culturale. Senza la Chiesa non si può trattare il tema dell’immigrazione. Purtroppo c’è anche il fallimento della politica che non riesce ad andare oltre la prima accoglienza”. Le Chiese sono “chiamate ad attivarsi con le buone pratiche”. L’incontro è stato moderato da padre Bruno Mioli (delegato regionale Migrantes) e padre Valerio Di Trapani (delegato regionale Caritas). (M.S.)



