Mattarella: un augurio anche ai tanti italiani che vivono all’estero

Roma –  “Nell’attesa del nuovo anno desidero rivolgere gli auguri migliori a tutte le italiane e a tutti gli italiani. A quelli che risiedono nel nostro Paese e a quelli che ne sono lontani, per studio o per lavoro, e sentono intensamente il vincolo di appartenenza alla Patria”. E’ iniziato con queste parole il messaggio di Sergio Mattarella agli italiani in occasione del nuovo anno. Il Presidente della Repubblica ha ricordato anche i tanti giovani che per ragioni di studio o lavoro vivono fuori dai confini italiani. “Molti di voi studiano o lavorano in altri Paesi d’Europa. Questa, spesso – ha detto – è una grande opportunità. Ma deve essere una scelta libera. Se si è costretti a lasciare l’Italia per mancanza di occasioni, si è di fronte a una patologia, cui bisogna porre rimedio”. Per Mattarella i  giovani che decidono di farlo “meritano, sempre, rispetto e sostegno. E quando non si può riportare nel nostro Paese l’esperienza maturata all’estero viene impoverita l’intera società”.

Il Presidente della Repubblica ha ricordato che l’incontro, lo scorso febbraio, in una Università di New York,  con studenti di ogni continente. “Una ragazza ha aperto il suo intervento dicendo di sentirsi cittadina europea, oltre che italiana”, ha detto Mattarella: “tante esperienze di giovani che condividono, con altri giovani europei, valori, idee, cultura – ha aggiunto –  rendono evidente come l’Europa non sia semplicemente il prodotto di alcuni Trattati. Un Continente che, dopo essere stato, per secoli, diviso da inimicizie e guerre, ha scelto un cammino di pace e di sviluppo comune. Quei giovani capiscono che le scelte del nostro tempo si affrontano meglio insieme. Comprendono, ancor di più, il valore della pacifica integrazione europea di fronte alla tragedia dei bambini di Aleppo, alle migliaia di persone annegate nel Mediterraneo e alle tante guerre in atto nel mondo. E non accettano che l’Europa, contraddicendosi, si mostri divisa e inerte, come avviene per l’immigrazione”. (Raffaele Iaria)