Cagliari – La migrazione è un fenomeno che ci sta toccando sempre più da vicino ma che ha sempre caratterizzato il nostro paese, sia perché ospita e ha ospitato sia perché ha lasciato e lascia partire numerosissimi migranti. Codesto fenomeno ovviamente non riguarda solo l’Italia ma è sempre stato presente in tutto il Mondo. E la vocazione della Chiesa, riconoscendo il disegno divino anche nel fenomeno migratorio, ha dato vita a una lettera circolare, Il dolore e le preoccupazioni, che la Sacra Congregazione Concistoriale ha inviato il 6 dicembre 1914 agli Ordinari Diocesani Italiani, dove si chiedeva, per la prima volta, di istituire una giornata annuale di sensibilizzazione sul fenomeno della migrazione, con l’obiettivo anche di promuovere una colletta in favore delle opere pastorali per gli emigrati Italiani e per la preparazione dei missionari d’emigrazione. Le conseguenze che questa lettera ha scatenato forse erano inaspettate persino per chi l’aveva scritta. Il 21 febbraio 1915 è stata celebrata la prima Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato, Giornata che si è ripetuta ogni anno con risonanza globale, puntualizzando ogni volta un tema specifico, scelto dal Papa. E quest’anno il Santo Padre ha voluto focalizzare l’attenzione sui più piccoli tra i piccoli e ha dedicato la Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato ai bambini, i più vulnerabili, fragili e invisibili tra i migranti, dando vita al tema Migranti minorenni, vulnerabili e senza voce. Tema introdotto dal suo Messaggio sulla Giornata col quale, meditando sulle parole di Cristo “Chi accoglie uno solo di questi bambini nel mio nome, accoglie me, chi accoglie me, non accoglie me, ma Colui che mi ha mandato” (Mc 9, 37), chiama a un impegno vero nella protezione e difesa dei minori e invita a un’integrazione attenta all’inserimento sociale o a programmi di rimpatrio sicuro e assistito, focalizzandosi sempre sul loro interesse. Ancora il Papa esorta a trovare soluzioni durature, affrontando la questione migratoria alla radice ed evidenzia la responsabilità di coloro che si chiudono all’accoglienza.
Sono i minori i primi a pagare i costi dell’emigrazione, provocata quasi sempre dalla violenza, dalla miseria, dalle condizioni ambientali e dalla globalizzazione nei suoi aspetti negativi. Un’emigrazione che dal 2001 a oggi ha fatto transitare in Italia un milione e centomila minori e oggi il 21,7% della popolazione straniera regolarmente residente è minorenne (fonte Migranti Press). Difficilissime sono le condizioni soprattutto di quei minori non accompagnati, gli arrivi dei quali tra il 2013 e il 2015 sono aumentati del 100% (fonte Unmondopossibile), e solo nella prima parte del 2016 sono entrati in Italia 18.400 minori non accompagnati (fonte Famiglia Cristiana). Questi arrivi sono causati non solo dalla miseria dei loro paesi di origine ma anche da conflitti e persecuzioni. E un assurdo desiderio di guadagni rapidi, facili, ha comportato anche lo sviluppo di aberranti piaghe quali il traffico di bambini, lo sfruttamento e l’abuso di minori, nuova e agghiacciante schiavitù e, in generale, la privazione dei diritti inerenti alla fanciullezza sanciti dalla Convenzione Internazionale sui Diritti dell’Infanzia.
In questo scenario è vitale la capacità istituzionale di tutela dei diritti fondamentali dei minori, in primis il diritto di famiglia in Italia e all’estero. L’ufficio Migrantes della Diocesi di Cagliari ha compreso che la vera sfida è sostenere un diritto e farlo dando corpo a un servizio, che sia impegno a fare rete, nell’applicazione personale e associativa tra le diverse realtà ecclesiali ed enti civili del territorio. Per costruire una relazione tra pari, basata su fiducia e cooperazione reciproca, e affinché questa sia protagonista, non la singola persona, gruppo, parrocchia, associazione o ente civile, è necessario fare rete ed esercitare la massima sollecitudine e creatività, affinché da un nuovo lavoro di rete in costante dialogo con istituzioni civili e religiose crescano modelli esemplari di salda integrazione. Consapevolezza acquisita già a Quartu Sant’Elena, comune che ospita e accoglie più di 2.000 immigrati (fonte tuttaitalia.it), provenienti da molte nazionalità (le più numerose: Senegal, Romania, Ucraina, Germania, Cina Rep. Popolare, Marocco, Pakistan, Polonia, Filippine, Brasile, Regno Unito, Federazione Russa, Francia, Niger, Spagna) e dove si è data vita a una rete che cerca di conoscere la problematica del territorio e sviluppare strumenti e soluzioni per l’integrazione, l’accoglienza e la cultura dell’incontro e della crescita interpersonale, sempre conservando e custodendo le radici culturali e spirituali di ogni persona e di ogni popolo. L’ufficio Migrantes della Diocesi di Cagliari è la testa della rete di Quartu Sant’Elena e coordina alla pari con tutte le comunità parrocchiali di Quartu (Sant’Elena, Sant’Antonio, Sacro Cuore, Santa Maria degli Angeli, Santo Stefano e San Luca), la Comunità Missionaria di Villaregia, la Società San Vincenzo de’ Paoli, il Movimento dei Focolari, la Consulta dei Giovani della forania di Quartu, l’assessorato alle politiche sociali del comune, l’associazioni ARCOIRIS Onlus, lo SPRAR San Fulgenzio (Comune di Quartu Sant’Elena) con CAS Caritas (Il Centro 4 Mori) e i preziosissimi mezzi di comunicazione (Radio Sant’Elena, Il Portico, Televisioni locali).
Eloquenti e significative sono le esperienze concrete di questa rete di Quartu Sant’Elena che è possibile cogliere sul territorio. Quartu si è distinto nel 2012 per una generosa accoglienza di Rom e ora alloggia 12 nuclei familiari. La parrocchia di Santa Maria degli Angeli assiste alcune famiglie Rom e offre un doposcuola ai circa 20 bambini, con la collaborazione del suo oratorio, con ottimi risultati, soprattutto, tramite un contatto continuo con il Comune di Cagliari e la cooperativa sociale C.O.S.I. (cooperativa operatori sociali per l’infanzia), sta cercando di inserirli nella comunità. Questo è un fulgido esempio di rete tra il Comune di Cagliari, la parrocchia di Santa Maria degli Angeli e la Conferenza Vincenziana Flumini di Quartu Sant’Elena.
L’assessorato alla Salute, ai servizi socio-sanitari e socio-assistenziali del comune di Quartu Sant’Elena si è fatto esso stesso tutore di alcuni minori, prendendo a cuore la causa dei minori migranti non accompagnati.
Da evidenziare è anche il Centro di Accoglienza Straordinaria (CAS) i 4 Mori, della Caritas, che segue 82 minori non accompagnati, accolti e seguiti nella loro integrazione sociale e nella loro crescita culturale, tramite lezioni aggiuntive a quelle scolastiche di Italiano e con progetti di avviamento al lavoro.
Diventa sempre più facile ma anche capitale vedere e considerare le migrazioni come la punta avanzata dei popoli in cammino verso la fraternità, vie di incontro vero e duraturo, aventi i minori al centro, perché essi sono il futuro della nuova umanità. Un futuro che è indispensabile nutrire, accogliere e integrare nel nostro presente, prescindendo dalle loro modalità d’ingresso nel territorio italiano e dalle loro provenienze, ma valorizzando quanto esiste di edificante nella loro tradizione e sottolineando i punti di contatto effettivo e proficuo con altre culture.
Una buona accoglienza diffusa sul territorio è non solo auspicabile ma essenziale per dare autonomia e integrazione, e la rete Migrantes di Quartu Sant’Elena vuole accompagnare la costruzione duratura di quel prioritario cambiamento culturale che oggi più che mai necessita l’Italia. (Fabio Martinez – Migrantes Cagliari)



