Gmg: l’incontro di varie culture è “sempre un arricchimento per tutti”. L’Angelus di Papa Francesco, il messaggio del presidente della Repubblica Matterella e l’omelia del card. Scola

Città del Vaticano  – Erano veramente tanti i migranti presenti questa mattina in Piazza San Pietro su iniziativa dell’Ufficio Migrates di Roma. Con loro anche 300 richiedenti asilo.

“Questi nostri piccoli fratelli”, i minori migranti, “specialmente non accompagnati, sono esposti a tanti pericoli”, ha detto oggi Papa Francesco nel dopo Angelus ricordando la Mondiale del Migrante e del Rifugiato che si celebra oggi. Per il Papa è’ “necessario adottare ogni possibile misura per garantire ai minori migranti la protezione e la difesa, come anche la loro integrazione”.

Papa Francesco ha quindi voluto salutare i rappresentati delle diverse comunità etniche presenti in piazza e migranti rifugiati: “Cari amici – ha detto – vi auguro di vivere serenamente nelle località che vi accolgono, rispettandone le leggi e le tradizioni e, al tempo stesso, custodendo i valori delle vostre culture di origine”. Per il papa l’incontro di varie culture è “sempre un arricchimento per tutti”.

Papa Francesco ha ringraziato la Migrantes della diocesi di Roma e “quanti lavorano  con i migranti per accoglierli e accompagnarli nelle loro difficoltà” e li ha incoraggiati a “proseguire in questa opera”, ricordando l’esempio di Santa Francesca Saverio Cabrini, patrona dei Migranti, di cui quest’anno ricorre il centenario della morte. “Questa suora – ha detto il pontefice – coraggiosa dedicò la sua vita a portare l’amore di Cristo a quanti erano lontani dalla patria e dalla famiglia. La sua testimonianza – ha concluso – ci aiuti a prenderci cura del fratello forestiero, nel quale è presente Gesù, spesso sofferente, rifiutato e umiliato”. A Roma – ha detto il direttore diocesi Migrantes, mons. Pierpaolo Felicolo, gravitano 36 comunità con oltre 90 centri pastorali distaccati. Tra le più antiche, quella capoverdiana ed eritrea; la più numerosa è filippina, mentre quella siriana antiochena si sta arricchendo di qualche rifugiato.

Oggi anche il presidente della Repubblica Italiana è voluto intervenire con un messaggio alla Fondazione Migrantes n occasione della Giornata. E nel quale esprime “apprezzamento” per l’opera svolta a “sostegmo di tutte le persone migranti – siano esse italiane all’estero, sino stranieri nel nostro Paese – e per la promozione di una cittadinanza responsabile, premessa di convivenza pacifica e di crescita civile”.

Per Mattarella il numero dei “migranti minorenni, vulnerabili e senza voce”, giunti nelle nostre regioni, è in crescita, così come è in aumento il numero dei bambini che approda in Italia senza i genitori. Si tratta di una realtà che interroga le coscienze di ciascuno e l’intera società. In discussione sono, infatti, valori fondanti della civiltà perché nei diritti e nelle opportunità dei più giovani si specchia il grado di umanità, di libertà, di coesione dell’intera comunità”. Per il Capo dello Stato italiano noi oggi viviamo “un tempo di grandi cambiamenti e di epocali movimenti di persone. La crescita dei flussi migratori – sospinti da guerre, da violenze, da squilibri ambientali e sociali, da ingiustizie – suscita ammirevoli espressioni di fraternità e solidarietà, ma anche reazioni di paura, e talvolta di chiusura”. Da qui la necessità, per Mattarella, di affrontare “alla radice i problemi che questi fenomeni pongono con intelligenza e lungimiranza, senza rinunciare ai principi di rispetto della vita e della dignità dell’uomo, che sono parte della identità europea e sui quali poggia la speranza stessa di un futuro migliore”.

L’integrazione degli immigrati – a partire proprio dai più giovani, che “ci guardano con maggiore speranza – costituisce – scrive nel messaggio Mattarella – una opportunità per loro e per noi, e questa può produrre i risultati migliori se c’è rispetto della legalità e se l’Unione Europea diventa capace di corresponsabilità nel programmare le politiche e nel suddividere impegni e oneri. E’ questa una sfida che riguarda le persone come le comunità intermedie, le forze sociali, le istituzioni, per sconfiggere le paure e offrire ai giovani – a tutti i giovani, qualunque sia il colore della loro pelle – gli strumenti per diventare protagonisti e costruttori di un mondo sostenibile e più giusto”. 

Oggi la Migrantes, a livello nazionale, ha  promossa la celebrazione principale nella Parrocchia dei Santi Antonio Abate e Francesca Cabrini a Sant’Angelo Lodigiano in occasione del centenario della morte di Santa Francesca Cabrini. A presiedere la liturgia eucaristica il card. Angelo Scola, arcivescovo di Milano e presidente della Conferenza Episcopale Lombarda.  Con il porporato hanno concelebrato il vescovo di Lodi, mons. Maurizio Malvestiti, il vescovo ausiliare di Milano, mons. Franco Agnesi, delegato Migrantes della Conferenza episcopale lombarda e mons. Giancarlo Perego, direttore generale della Fondazione Migrantes.

Durante l’omelia il card. Scola ha ricordato la figura di Madre Cabrini

 Proclamata, nel 1950, “patrona di tutti i migranti del mondo”. Scola ha sottolineato come dal 1876 al 1915 emigrarono 14 milioni di Italiani, poco meno della metà della nostra popolazione che, nel 1901, non superava i 33 milioni. Nel marzo del 1889, obbedendo ad una precisa richiesta di Papa Leone XIII, Madre Francesca Saverio giunse con sette compagne a New York. “Indomite ed infaticabili, amavano Cristo Gesù e volevano trasformare in azione vivente questo amore”, ha detto l’arcivescovo di Milano evidenziando che proprio i bambini, ai quali è dedicata l’odierna Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato –  furono “gli interlocutori privilegiati dell’imponente azione di carità di Santa Francesca Saverio e delle sue intrepide consorelle. Aprì orfanotrofi, scuole, ospedali, si prodigò in modo commovente nell’assistenza ai carcerati… nel nord e nel sud del continente americano. Nei suoi 37 anni di dedizione instancabile fondò 67 istituti, al di qua e al di là dell’Atlantico, percorrendo 43mila miglia per mare e 16mila per terra”.

I nostri emigrati, alla sua morte, dissero che l’italiano Colombo aveva scoperto l’America, ma solo lei, Francesca, aveva scoperto gli italiani in America. Con questo “stile di amorosa iniziativa riceviamo con politiche equilibrate le tante persone provate da guerre e da fame, soprattutto i numerosi minori, che giungono oggi sulle nostre terre”, ha concluso il card. Scola.

In tutt’Italia numerosi i vescovi che celebreranno in giornata liturgie eucaristiche per la Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato (vedi www.migratesonline.it). – Raffaele Iaria