Città del Vaticano – “Certamente, diventare vescovo di una Chiesa è sempre un’emozione importante, anche per il servizio a cui si è chiamati. Il mio primo pensiero è andato a tutte quelle persone che mi hanno accompagnato in questi anni, da quando sono entrato in Seminario in prima media, fino ad oggi. Un vescovo è il frutto di una Chiesa-madre che lo genera, e io sono riconoscente alla mia Chiesa di Cremona che mi ha accompagnato, ha accompagnato il mio discernimento, mi ha alzato nelle mie debolezze. E sono riconoscente anche al Papa, che ha voluto guardare a me per la bella Chiesa di Ferrara, una Chiesa che vive le stesse gioie e le stesse speranze, le stesse tristezze, le stesse angosce di tutte le Chiese oggi, in Italia e nel mondo”. A dirlo oggi il neo Arcivescovo di Ferrara-Comacchio in una intervista a Francesca Sabatinelli di Radio Vaticana. Il neo presule, direttore generale della Fondazione Migrantes legge dentro questa nomina del Papa “certamente la continuità, e per me diventerà anche un impegno, di una scelta preferenziale per i poveri, come uno dei segni importanti di ogni Chiesa, di ogni comunità. Ripartire dagli ultimi è certamente nel cammino dell’evangelizzazione, della nuova evangelizzazione di oggi, uno degli aspetti più importanti, con la ricchezza storica, culturale, di persone, di relazioni che ogni Chiesa, in maniera diversa, regala a chi ne diventa pastore”.
Mons. Perego, dal 2009 direttore generale della Fondazione Migrantes, parla anche del tema migrazione affermando che questi ultimi anni sono stati “certamente difficili per i migranti” ma al tempo stesso anni in cui il Magistero, prima di Papa Benedetto XVI e poi di Papa Francesco, “ci hanno regalato una strada da percorrere che è quella del rispetto e della tutela della dignità di ogni persona, soprattutto di chi è costretto a lasciare la propria terra a causa della guerra, a causa di disastri ambientali, persecuzione politica e religiosa. E questa strada è segnata, è necessaria, perché è la strada che incarna il Vangelo oggi”. Nella “Caritas in veritate”, Papa Benedetto, e Papa Francesco nella “Evangelii Gaudium”, “ci hanno richiamato fortemente a questa centralità della dignità del povero e del migrante, e non solo come singola persona, ma come popolo. E, quindi, credo – ha detto mons. Perego – che sia importante che questa attenzione sia presente in ogni Chiesa, con le caratteristiche diverse, come lo è, con le testimonianze che ho incontrato in questi anni prima come responsabile dell’area nazionale di Caritas italiana e poi come direttore della Fondazione Migrantes, nelle tante Chiese italiane, nelle nostre parrocchie, dove oggi anche il segno di oltre 30 mila persone ospitate è un segno di una Chiesa aperta e che concretamente, realisticamente, dà dei segnali importanti al mondo, allo Stato, alla società, all’Europa”. (Raffaele Iaria)



